Altavilla o Gubitosi? E’ giallo sul nuovo Ad di Tim

Secondo indiscrezioni il manager, nel cda in quota Elliott da maggio 2018, prenderà il posto di Amos Genish. Ma la compagnia frena: “La scelta del nuovo amministratore delegato nel board del 18 novembre”.

TIM

Corsa a due?

Luigi Gubitosi e Alfredo Altavilla in pole per la poltrona di Ad di Tim. In mattinata l’Adnkronos e Il Messaggero riportavano la notizia di Gubitosi alla guida della compagnia al posto di Amos Genish sfiduciato due giorni fa dal cda della società. Dal 7 maggio 2018 il manager è membro del cda di Telecom in quota Elliott.

Successivamente Tim in una nota ufficiale precisava che il comitato Nomine di Tim è tuttora in corso e qualsiasi determinazione è totalmente prematura”.

La decisione

“La decisione sulla nomina del nuovo Amministratore Delegato spetta al Consiglio di Amministrazione, convocato per il prossimo 18 novembre”, si legge nel comunicato.

In pole, insieme a Gubitosi, ci sarebbe anche Alfredo Altavilla.

Tim fa inoltre sapere che “in merito alla nomina del nuovo Amministratore delegato di Tim, l’azienda informa che le attività volte alla preparazione delle deliberazioni che saranno assunte dal Consiglio di Amministrazione del prossimo 18 novembre sono in corso”.

Gubitosi avrebbe sondato presso il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, la possibilità di rinunciare all’incarico di commissario straordinario di Alitalia, pur non essendo ancora stata effettuata la vendita delle compagnia aerea, nel caso dovesse andare a ricoprire la poltrona di Ad di Tim.

La rete unica

Che sia o meno Gubitosi, quello che è certo è che il nuovo Ad il si dovrà occupare prioritariamente del delicato dossier rete. In questi giorni il governo ha espresso l’intenzione di accelerare sull’infrastruttura unica per accelerare lo sviluppo della banda larga in Italia. Il piano è già definito: si prevede un’aggregazione su base volontaria degli asset della rete di accesso in capo a un soggetto giuridico terzo non verticalmente integrato (non attivo sui servizi al dettaglio).

La norma, che potrebbe finire nel decreto Semplificazioni, mira ad accelerare gli investimenti sulla banda ultra, consentendo al contempo ad Agcom di fissare adeguati meccanismi di remunerazione del capitale investito. L’Autorità però sarebbe dubbiosa perché il piano potrebbe rincarare i prezzi finali.

E Open Fiber?

In occasione di un convegno a Tor Vergata, Franco Bassanini presidente di Open Fiber, ha sottolineato che per accelerare sulla rete unica “serve un accordo con Vivendi”.

“Un’eventuale fusione con la rete Tim – ha spiegato – in clima di lotta con Vivendi avrebbe la controindicazione di un pool bancario nel finanziamento di OF a matrice francese (ad agosto è stato firmato il project financing da 3,5 mld con un pool di banche guidato da Unicredit, SocGen, Bnp Paribas oltre Cdp e Bei ndr)”.

Secondo Bassanini per smontare il project financing e immaginare un progetto diverso le banche dovrebbero convincersi della convenienza di quello nuovo e Vivendi pitrebbe giocare un ruolo cruciale.

Intanto l’ex Ad Amos Genish, vende 1 milione di azioni, per un controvalore di circa 520 mila euro, del gruppo di telecomunicazioni impegnato in queste ore a individuare il successore. Il prezzo è di 0,5238 euro e l’operazione, secondo quanto emerge da un internal dealing, è del 13 novembre, ovvero il giorno dopo la sfiducia da parte del consiglio.

 

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