Banda ultralarga, Corte dei Conti Ue ‘Italia su buona strada per centrare obiettivi al 2025’

Sfumati gli obiettivi di copertura ultrabroadband fissati per il 2020, ma secondo l’audit della Corte dei Conti Ue il nostro paese può raggiungere i target della Gigabit Society nel 2025 puntando sul modello ‘wholesale’ di OpenFiber.

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L’Italia non riuscirà a raggiungere gli obiettivi Ue per il 2020 sulla copertura a banda larga (100% della popolazione coperta a 30 Mbps e 50% della popolazione a 100 Mbps) ma, se la sua Strategia del 2015 basata sul modello ‘wholesale’ portato avanti da OpenFiber sarà attuata in modo corretto, potrebbe essere sulla buona strada per centrare gli obiettivi per il 2025 sulla banda ultralarga, uno dei quali è che tutte le famiglie abbiano accesso alla banda larga ultraveloce estensibile a 1 Gbps.

Sono le conclusioni a cui è giunta la Corte dei conti Ue (Eca), che ha realizzato un audit sulla diffusione della banda larga nei 28 stati membri. “E’ poco probabile che la banda larga” da 30Mbps in Italia “sia disponibile per tutti i cittadini entro il 2020”, nota il rapporto, ma è stato riscontrato “un aumento significativo della copertura sin dal 2011, attraverso una combinazione di investimenti pubblici e privati” e, ha sottolineato la responsabile del rapporto Iliana Ivanova“se ben attuato, il Piano italiano metterà il Paese in una buona posizione per raggiungere gli obiettivi” per il 2025 della Commissione per una banda ultraveloce dai 100Mbps sino a 1Gbps.

Al di là della copertura, sarà importante nei prossimi anni spingere la domanda e assicurare tassi maggiori di abbonamenti in fibra anche tramite l’erogazione di voucher.

 

Fonte: analisi della Corte dei conti europea sulla base dei dati della Commissione

In particolare, i revisori Ue hanno evidenziato che in Italia “le autorità hanno deciso nel 2016 di utilizzare il modello di investimento diretto (tramite i bandi Infratel per le aree bianche ndr) per gli appalti pubblici al fine di dispiegare la banda larga tramite una rete ad accesso libero (wholesale)”, la cui “conseguenza è stata l’aumentato ricorso a soluzioni basate sulla fibra ottica e dell’accesso a infrastrutture e servizi a prezzi accessibili”.

Le autorità italiane hanno effettuato un esercizio di mappatura tra il 2016 e il 2017 e hanno impegnato 3 miliardi di euro per finanziare la banda larga in tutte le zone dove non era conveniente investire sotto il profilo commerciale (aree bianche). E hanno deciso nel 2016 di “utilizzare il modello degli investimenti diretti al fine di creare una rete ad accesso libero wholesale”. Ruolo chiave per l’attuazione si è quindi dimostrato anche quello di Infratel, che assicura il coordinamento tra le varie fonti di finanziamento inclusi i fondi Ue. Secondo l’Eca, inoltre, l’Italia così facendo dispone di “un contesto competitivo per la banda larga”, con un “quadro giuridico e concorrenziale adeguato”.

Da qui la raccomandazione che la Corte dei Conti fa alla Commissione Ue di spingere per il ‘modello OpenFiber’ anche nel resto dell’Ue e “sostenere gli stati membri nell’incentivare la creazione di reti ad accesso libero wholesale nelle aree bianche e grigie, mediante lo sviluppo di un quadro giuridico, linee guida e orientamenti adeguati” in quanto, come emerso dall’audit in Italia, “questo tipo di rete dovrebbe agevolare un ambiente concorrenziale adeguato, inducendo l’offerta di servizi migliori agli utenti”.

I tre obiettivi della Gigabit Society al 2025 

Nel settembre 2016, la Commissione ha individuato, in una comunicazione comunemente nota come “la società dei Gigabit entro il 2025”, tre obiettivi strategici per il 2025 a integrazione di quelli previsti dall’agenda digitale per il 2020:

  • connettività di almeno 1 gigabit per i principali motori socioeconomici (scuole, poli di trasporto e principali fornitori di servizi pubblici);
  • copertura 5G ininterrotta in tutte le aree urbane e su tutti i principali assi di trasporto terrestre (strade, autostrade, stazioni ferroviarie, linee ferroviarie);
  • per tutte le famiglie europee, nelle aree rurali e in quelle urbane, l’accesso a una connettività Internet che offra una velocità di scaricamento pari ad almeno 100 Mbps, estensibile a velocità gigabit.

 

Il quadro europeo: la sintesi della Corte dei Conti Ue

In base alla nuova relazione della Corte dei conti europea, nonostante un generale miglioramento della copertura della banda larga in tutta l’UE, non tutti i target fissati per il 2020 saranno raggiunti. Secondo la Corte, l’obiettivo dell’UE di assicurare ad almeno il 50% delle famiglie europee connessioni alla banda larga ultraveloce entro il 2020 è ancora ben lontano dall’essere raggiunto. Le zone rurali, in particolare, restano meno ben connesse rispetto alle città.

Anche se quasi tutti gli Stati membri hanno raggiunto l’obiettivo relativo alla copertura della banda larga di base, molto probabilmente non avverrà altrettanto per quelli fissati per il 2020 riguardo alla banda larga veloce (oltre 30 megabit al secondo – Mbps) e ultraveloce (oltre 100 Mbps). Le zone rurali continuano a costituire un problema nella maggior parte degli Stati membri: in 14 Stati membri su 28, la copertura della banda larga veloce nelle zone rurali era inferiore al 50 %. Inoltre, a metà del 2017 solo il 15 % delle famiglie era abbonato a connessioni Internet ultraveloci.

Perché l’Europa rimanga competitiva nell’economia globale e i cittadini e le amministrazioni possano trarne beneficio, sono essenziali buoni livelli di velocità e di accesso a Internet, come quelli offerti dalla banda larga” ha dichiarato Iliana Ivanova, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “È importante che in futuro l’UE si ponga obiettivi ambiziosi e realistici in materia di banda larga e che li raggiunga. La Corte formula raccomandazioni relative alla pianificazione strategica, al contesto di regolamentazione e alla promozione della concorrenza”.

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