British Telecom, l’ipotesi vendita Openreach fa gola ai fondi di investimento

Private equity e investitori infrastrutturali puntano alla rete fissa dell’ex incumbent britannico. Che per tornare alla crescita è pronto a vendere anche le torri mobili. Operazione gravata da incertezze regolatorie, ma può fare da benchmark allo scorporo della rete fissa per Tim.

Open Reach

 

La rete fissa di British Telecom fa gola ai fondi di investimento: Bloomberg ha riportato che il colosso britannico delle telecomunicazioni, sotto pressione per tornare alla crescita, è pronto a mettere in vendita la divisione Openreach dopo aver ricevuto la manifestazione di interesse “informale” di diverse società del private equity e investitori infrastrutturali.

BT starebbe valutando diverse opzioni ricevute che includono l’acquisto di quote di minoranza o di maggioranza di Openreach. Si tratta per ora di primi approcci che non hanno portato alla formulazione di cifre concrete, ma per gli analisti di Berenberg Openreach ha un valore di 12,4 miliardi di sterline, mentre per quelli di RBC Capital Markets arriva a 24,9 miliardi di sterline. La forchetta tra le due stime è molto ampia perché riflette la vulnerabilità del business di BT alle decisioni regolatorie che incidono sui prezzi imposti ai clienti. Un eventuale deal potrebbe bloccarsi proprio per una valutazione insoddisfacente, ma anche per i rischi connessi con la regulation e la pianificata uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. BT potrebbe anche decidere alla fine che preferisce mantenere il controllo della rete fissa.

L’indiscrezione sull’interesse dei fondi di investimento è tuttavia “interessante”, hanno commentato gli analisti di Equita su MF, “perché conferma che la separazione legale della rete apre opportunità strategiche per gli incumbent e che l’asset è di potenziale interesse per investitori finanziari”. La separazione legale di Openreach da British Telecom è stata annunciata l’anno scorso in accordo col regolatore nazionale Ofcom. L‘operazione in Gran Bretagna “sarebbe un benchmark per Tim, anche se la valutazione della rete è influenzata in modo significativo dal quadro regolatorio e competitivo”, precisano da Equita. “Noi ipotizziamo che la rete di Tim possa meritare multipli intorno a 8 volte l’enterprise value/ebitda, in particolare in uno scenario di consolidamento tra la rete di Tim e Open Fiber in grado di garantire un migliore ritorno sugli investimenti per entrambi gli operatori”. In Italia Tim ha presentato a inizio anno al governo un progetto che prevede lo scorporo dell’infrastruttura e una governance ad hoc, ma il processo è appena agli inizi.

Tutte le telco europee cercano di snellire le attività ed eliminare le inefficienze: vendita di asset per ridurre il debito fanno parte del meccanismo. Nel caso di BT, il ceo Gavin Patterson ha proceduto anche alla riduzione di posti di lavoro (il piano prevede 13mila tagli per un risparmio di 1,5 miliardi di sterline sui costi) e a nuovi investimenti in fibra per competere su un mercato maturo e con più attori. A febbraio il gruppo ha annunciato un incremento delle spese di capitale per connettere 10 milioni di case Uk alla fibra entro il 2025 potenziando il piano Fibre First, mentre all’inizio di questo mese ha lanciato nuovi prodotti che integrano l’offerta fisso-mobile, frutto dell’acquisizione dell’operatore EE.

Vendere la rete fissa aiuterebbe BT a investire in fibra: l’azienda non ha indicato cifre ma sarebbe impegnata a sborsare fra 3 e 6 miliardi di sterline, secondo i media britannici. La telco riuscirebbe anche ad arginare meglio eventuali azioni di investitori attivisti, scontenti dell’andamento del titolo in Borsa. Secondo le fonti di Bloomberg, BT sarebbe pronta a valutare anche la vendita delle torri mobili.

Fonte: CorCom

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