Cassa Depositi e Prestiti pronta a entrare in Telecom Italia

Colpo di scena nella partita Telecom. Cassa Depositi e Prestiti è pronta a entrare nel capitale della compagnia telefonica, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, con una quota compresa tra il 3% e il 5%.

TIM

La discesa in campo, a «tutela degli interessi di sistema», sarà portata oggi giovedì nel consiglio della Cassa. L'ipotesi, secondo quanto riferisce l'Ansa, è stata verificata – evidentemente con riscontri positivi, con gli azionisti, in primis le Fondazioni, il Governo uscente e le forze politiche. Un cambiamento di rotta che ha come sottostante l'esigenza di dotare il Paese di una rete performante, evitando duplicazioni e spreco di risorse: non va dimenticato che Cdp, con Enel, detiene Open Fiber, la società della rete in fibra che ha rilevato Metroweb e che potrebbe confluire nella società della rete dell'incumbent, una volta completato il processo di scorporo dell'infrastruttura.

L'intervento della Cdp è destinato a cambiare il corso della contesa tra azionisti, Vivendi da una parte e il fondo attivista Elliott dall'altra, che si stava avviando nel vicolo cieco del contenzioso per la diatriba sul rimpasto/rinnovo del consiglio di amministrazione. Ancora non è chiaro cosa si voterà all'assemblea del 24 aprile, né se ci sarà l'assemblea del 4 maggio, anche se Telecom – con un comunicato – ha precisato che la decisione del collegio sindacale di ammettere al voto le richieste del fondo Usa – revoca di sei amministratori in quota Vivendi e nomina di altrettanti candidati indipendenti – non ha interferito sull'assemblea del 4 maggio, che resta convocata per il rinnovo integrale del consiglio voluto dal gruppo presieduto da Vincent Bolloré, una mossa per contrastare l'offensiva di Elliott che ne contestava la gestione.

 Vivendi si prepara a depositare una lista capofilata dall'ad Amos Genish, con il suo ceo Arnaud de Puyfontaine ricandidato alla presidenza, ma senza deleghe operative. Il film è destinato a cambiare copione con l'intervento della Cdp che, come ha ammesso recentemente il presidente Claudio Costamagna, è stata sondata dal fondo di Paul Singer. Elliott, da parte sua, puntava a chiudere la partita già il 24 aprile con il riequilibrio del cda Telecom in versione più rispondente al profilo di una public company, considerato che Vivendi detiene il 17,15% del capitale complessivo (azioni di risparmio comprese), ma esprime i due terzi del board ed esercita direzione e coordinamento sulla compagnia che detiene asset dichiarati strategici ai fini del golden power.

 

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