Desi: Italia maglia nera nel digitale. E-skill al palo, ma migliora la banda larga

Secondo l’indice della Ue il nostro Paese si conferma in 25esima posizione su 28, posizione invariata dal 2015. Buone notizie per la crescita della copertura in fibra ottica dove il Paese è “in fase di recupero”: dal 23° posto nel 2016 al 13° del 2017. “Promossa” Open Fiber che ha rilanciato la concorrenza sulle reti in Italia. Pochi Ict specialist e laureati in Stem: manca una strategia complessiva per le competenze.

Di F. Meta - CorCom

italia digitale

 

L'Italia ancora maglia nera nel digitale. Per il quarto anno consecutivo il nostro Paese, malgrado miglioramenti, resta fanalino di coda in Europa sotto la media Ue. Nella misura dell’indice digitale europeo Desi per il 2018, si conferma infatti 25esima su 28, una posizione che mantiene invariata dalla creazione dell’indicatore nel 2015. “Segnale positivo”, spiega la Commissione Ue nel suo rapporto annuale, la crescita della copertura della copertura in fibra ottica “in fase di recupero” dal 23esimo posto nel 2016 al 13esimo del 2017, mentre a spingere i progressi a livello nazionale sono stati l’integrazione delle tecnologie digitali e i servizi pubblici digitali.

Come negli anni scorsi, però, per Bruxelles, “la sfida principale è rappresentata dalla carenza di competenze digitali“: nonostante quanto messo in atto dal governo italiano, infatti, “si tratta di misure che appaiono ancora insufficienti. E queste lacune hanno conseguenze a cascata negativa su tutti gli altri settori, ovvero banda larga mobile, utenti Internet, servizi online, e-commerce e anche e-government.

Connettività
Con un punteggio complessivo in termini di connettività pari a 52,8, l’Italia si piazza al 26º posto fra gli Stati membri dell’Ue, retrocedendo di un posto rispetto al 2017. Benché la percentuale di copertura fissa sia rimasta invariata attestandosi a quota 99%, un valore leggermente superiore alla media Ue (97%), l’Italia ha visto un ulteriore significativo incremento della copertura della banda larga veloce (Nga), che è passata dal 72 all’87%, superando dunque la media Ue (80%). Per quanto riguarda invece la banda larga ultraveloce (100 Mbps e oltre) l’Italia appare ancora in ritardo (con una percentuale pari ad appena il 22% in confronto a una media Ue del 58%) piazzandosi al 27º posto, in prossimità del fondo classifica. Per quanto riguarda le percentuali di utilizzo, con 86 abbonamenti ogni 100 persone la banda larga mobile si piazza leggermente al di sotto della media Ue (90), mentre la banda larga fissa ha registrato un lieve incremento: tuttavia sotto questo aspetto l’Italia è ancora in ritardo e si piazza al 28º posto fra i paesi Ue. Inoltre, mentre le reti Nga rappresentano una relativa novità in gran parte del paese e la percentuale degli abbonamenti alla banda larga veloce ha evidenziato lo scorso anno un netto incremento, passando dal 7% del 2016 al 12% del 2017, quella di utilizzo di Internet veloce rimane ridotta in termini assoluti e relativi e l’Italia si riconferma al 26°posto nell’Ue. La Commissione riconosce che il mercato italiano è caratterizzato da un crescente livello di competizione infrastrutturale grazie all’ ingresso sul mercato italiano di Open FiberNelle conclusioni la Commissione segnala che l’. Italia grazie a tale competizione ed alla combinazione di investimenti privati e pubblici ha migliorato il livello delle infrastrutture in fibra in linea con la strategia europea.

Capitale umano
L’Italia è retrocessa di un posto, scivolando ulteriormente verso il fondo classifica. La percentuale di utenti Internet è rimasta stabile sia in termini assoluti (registrando anzi un lieve incremento) che dal punto di vista della classifica. Il numero di specialisti Ict ha registrato un lieve incremento passando dal 2,5 al 2,6%, mentre la percentuale di laureati in discipline scientifiche, tecnologiche e matematiche (Stem) ha subito una flessione, attestandosi a quota 1,3% nella fascia di età 20-29 anni (rispetto all’1,4% dell’anno precedente). L’Italia manca ancora di una strategia globale dedicata alle competenze digitali, lacuna che penalizza quei settori della popolazione, come gli anziani e le persone inattive, che non vengono fatti oggetto di altre iniziative in materia. Nonostante l’avvio di programmi come il Piano nazionale Scuoa digitale e il varo del credito di imposta per la formazione 4.0.

Utilizzo di Internet
L’Italia non è riuscita a fare progressi nella classifica riguardante l’utilizzo di Internet, confermandosi al penultimo posto in classifica. L’utilizzo di servizi online come shopping online, eBanking e social network ha segnato un lieve aumento. Gli italiani sono ultimi in Europa per la lettura delle notizie online. L’Italia è infatti 28/a su 28 nel 2018 per la percentuale di persone che utilizza Internet per informarsi, segnando un ulteriore crollo dalla 26/a posizione del 2017. Solo il 56% degli italiani consulta siti di informazione sul web, contro il 60% dell’anno scorso, ben al di sotto della media Ue che è al 72%. Emerge dal rapporto annuale della Commissione europea che misura l’indice di sviluppo digitale (Desi). Secondo Bruxelles, il fenomeno potrebbe essere dovuto all’aumento dei paywall dei giornali online.

Integrazione delle tecnologie digitali
Durante lo scorso anno, pur avendo fatto qualche progresso sul fronte dell’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese, l’Italia è comunque retrocessa dal 19º al 20º posto in classifica, in quanto altri paesi hanno registrato un’evoluzione più rapida. Le imprese italiane si collocano al di sopra della media (con relativo avanzamento in classifica) per quanto riguarda l’utilizzo di soluzioni di eBusiness come scambio di informazioni elettroniche e Rfid. Sul fronte dell’e-commerce, tuttavia, il quadro si presenta contraddittorio: a un incremento della percentuale di Pmi che si dedicano ad attività di vendita online, anche a livello transnazionale, fa infatti da contrappeso una flessione delle vendite elettroniche.

 

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