Di Maio: “Anche autostrade Tlc asset strategici”. La stretta dopo il disastro di Genova

“No a una nuova Iri o a pachidermi da Prima Repubblica”. Ma il ministro accende i riflettori sulla necessità di attribuire allo Stato un ruolo forte nella gestione delle infrastrutture: “Bisogna tutelare gli interessi del Paese e dei cittadini”.

Di Maio

Lo Stato “tutore” degli asset strategici del Paese. E sotto la voce asset strategici ci sono anche le telecomunicazioni. In un’intervista a Radio24 per fare il punto sul crollo del Ponte Morandi a Genova e sull’annuncio della revoca della concessione a Autostrade, il ministro dello Sviluppo economico e Lavoro Luigi Di Maio chiama in causa anche le Tlc. E auspica se non proprio una nazionalizzazione delle reti quantomeno un rafforzamento dei poteri di controllo e gestione a livello centrale.

“Non penso a creare una nuova Iri, ma penso che in questo Paese ci sono già tutti gli strumenti giuridici affinché uno Stato, quando vuole tutelare gli interessi dei cittadini, possa gestire asset strategici”, ha detto ai microfoni dell’emittente radiofonica. “Per me, le autostrade come le telecomunicazioni sono asset strategici, non ci fai i soldi però assicuri un servizio al cittadino e allo stesso tempo mantieni una sovranità nazionale. Siccome la sovranità appartiene al popolo come dice l’articolo uno della costituzione, quando parliamo di asset strategici dobbiamo necessariamente considerare la gestione dello Stato”. Secondo Di Maio “non c’è bisogno di creare pachidermi da Prima Repubblica” ma se i privati non sono in grado di garantire la piena operatività allora deve intervenire il pubblico.

Non è la prima volta che Di Maio si appella alla “sovranità statale”. Nei giorni scorsi intervenendo nell’ambito dell’ipotesi di “matrimonio” Tim-Open Fiber per far convergere in un’unica entità le infrastrutture di rete, non ha escluso l’ipotesi di “appropriazione” da parte dello Stato “di un’infrastruttura strategica”, in caso di fusione fra le due aziende . E ha anche aggiunto che “bisogna valutare la strategicità dell’infrastruttura. Il ragionamento non è favorire o no un’azienda né di tipo industriale ma di sovranità dello Stato che si vuole appropriare di un’infrastruttura strategica”.

In una precedente audizione alla Camera sulle linee programmatiche in materia di telecomunicazioni l’esponente grillino aveva detto che “negli ultimi anni gli attori pubblici interessanti e gli operatori del settore hanno contribuito alla realizzazione degli obiettivi prefissati. Guardiamo con interesse ad iniziative volte alla creazione di una società della rete unica sul modello ‘wholesale only’ in grado di consentire agli operatori di competere sul terreno dei servizi”.

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