Huawei, Meng Wanzhou liberata dietro cauzione (da 7,5 milioni)

La giustizia canadese ha concesso gli arresti domiciliari a Meng Wanzhou, la cfo di Huawei arrestata il primo dicembre, con una richiesta di estradizione negli Stati Uniti per aver violato l’embargo iraniano.

Meng Wanzhou

Il giudice della Corte suprema della British Columbia, William Ehrcke, in una prima udienza, aveva rifiutato la concessione degli arresti domiciliari alla donna. Ma ieri ha modificato la sua decisione, concedendo la libertà vigilata dietro il pagamento di una cauzione di 7,5 milioni di dollari. Dopo la decisione del giudice nell’aula del tribunale si è levato un applauso. Meng ha gridato di gioia e ha abbracciato i suoi legali.

«Lady Huawei» resterà detenuta nella sua lussuosa residenza a Vancouver sorvegliata da un braccialetto elettronico. La manager, 46 anni, madre di quattro figli e figlia a sua volta del fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, in Cina è considerata alla stregua di una specie di «eroe nazionale» per i propri successi imprenditoriali. Un modello da imitare. Nei prossimi giorni il ministro della Giustizia canadese dovrà decidere sull’estradizione della donna negli Stati Uniti, dove rischia di essere processata per cospirazione nei confronti di diverse istituzioni che sarebbero state spiate da Huawei, con una sentenza massima di 30 anni per ogni capo di imputazione.

Il ministro degli affari esteri Wang Yi ha detto che «la Cina non resterà con le braccia conserte se i suoi cittadini vengono maltrattati all’estero». E martedì 11 dicembre, in Cina, è stato per l’appunto arrestato Michael Kovrig, un ex diplomatico canadese che lavora attualmente nel Paese asiatico all’International crisis group (Icg), organizzazione che si occupa della prevenzione di conflitti. Ignoti al momento i capi di accusa. L’ex ambasciatore canadese in Cina, Guy Saint-Jacques, in un’intervista televisiva, a proposito dell’arresto di Kovrig ha detto che non si tratta di una coincidenza: «In Cina non ci sono coincidenze… Se ti vogliono inviare un messaggio te lo inviano forte e chiaro». Dopo che il governo cinese ha annunciato di voler ridurre i dazi sulle auto importate dagli Stati Uniti dal 40% al 15%, il presidente Trump in risposta si è detto disposto a intervenire per sbloccare il caso della manager arrestata. «È più importante – ha detto - salvaguardare la tregua commerciale raggiunta con la Cina». Aggiungendo però di «non avere ricevuto al momento nessuna telefonata dal presidente cinese Xi Jinping».

Secondo il Washington Post la Casa Bianca questa settimana si prepara a una serie di azioni per condannare gli hackeraggi e lo spionaggio economico da parte della Cina. Verranno incriminati diversi hacker sospettati di essere vicini ai servizi segreti cinesi. Più di un esponente dell’amministrazione Usa ha precisato in questi giorni che i contenziosi sullo spionaggio sono legati alla sicurezza nazionale. Le trattative per la tregua commerciale sono slegate da queste vicende. Ma inevitabilmente rischiano di esserne condizionate. Huawei è la prima società al mondo per le apparecchiature di telecomunicazioni legate alla rete e il secondo produttore di smartphone, con un fatturato lo scorso anno di circa 92 miliardi di dollari. Gran parte del suo business è al di fuori della Cina.

 

Fonte: Sole24Ore

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