Il 5G nelle mani dei cinesi in Italia, gli altri Paesi scettici

Il 5G rimane uno dei temi più importanti dell’ultimo periodo soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture e, nel nostro Paese, a guidare la rivoluzione è il colosso cinese Huawei.

Quest’ultimo ha investito ben 20 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo ed è diventato leader mondiale dell’infrastruttura del 5G, sbaragliando gli USA. Gli americani non hanno perso tempo e hanno portato alla luce dubbi sulla Cina e su le possibili manipolazioni del governo cinese grazie all’utilizzo degli hardware di Huawei, tanto che, a dicembre dello scorso anno la direttrice finanziaria del colosso è stata arrestata per violazione delle sanzioni americane contro l’Iran e furto di segreti tecnologici.

La gestione del 5G ha fatto iniziare una vera e propria “guerra” tra Paesi del mondo. Gli Usa hanno vietato l’utilizzo della tecnologia cinese per le infrastrutture strategiche e altri Paesi ne stanno mettendo in dubbio la sicurezza.

E il nostro Paese? L’Italia ha messo le sue reti in mano a Huawei, nonostante tutti gli “avvertimenti” ricevuti in merito alla possibilità di spionaggio.

Per il colosso, l’Italia rappresenta un punto strategico in cui investire, si parla di ben 162 milioni di euro solo nel 2016.

Oggi, invece, si parla di 60 milioni di investimento per il 5G a Milano e nell’area Bari- Matera, dove sta lavorando con 38 partner industriali e istituzionali per la realizzazione di 41 progetti che vanno dalla sanità alla sicurezza, trasporti e smart city, vantando accordi con Enel, Fastweb, Telecom… Non solo, Huawei, finanzia anche due centri di ricerca, uno a Cagliari che vuole far diventare la prima Smart Region italiana, basata proprio sulla tecnologia 5G.

Mentre tutti gli altri Paesi del mondo si chiedono se sia giusto o meno lasciare tutti i nostri dati ad un Paese non democratico l’Italia sta lasciando aperte le porte al colosso cinese senza pensare alle possibili conseguenze, complice anche la debole normativa sul 5G.

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