Leonardo-Finmeccanica, Cdp e non solo. Cosa succederà con M5S e Lega?

Fatti, nomi, indiscrezioni e scenari per le maggiori società controllate o partecipate dal Tesoro dopo l’esito delle elezioni politiche. L’approfondimento di Michele Arnese per Start Magazine

Ribaltone ai vertici della Cassa depositi e prestiti? E’ uno degli scenari più probabili per le società partecipate o controllate dallo Stato dopo l’esito del voto del 4 marzo. Non sarà un cambiamento da poco per lo Stato, visto che la Cdp, direttamente o indirettamente, ha quote di peso in società come Eni, Snam, Poste, Terna, Saipem, La prospettiva si scorge anche in report post elettorali a cura di analisti e banche d’affari. Ecco fatti, analisi, approfondimenti e indiscrezioni.

Cassa Depositi e Prestiti

IL REPORT DI MEDIOBANCA
Secondo Mediobanca Securities, che ieri ha redatto uno studio sulle conseguenze delle elezioni politiche nell’economia e nella finanza, s’intravvede l’alta possibilità che le dodici società controllate dallo Stato, direttamente o attraverso la Cassa depositi e prestiti – da Eni a Enel, da Terna a Mps, da Poste a Fincantieri – subiscano un cambio di management, anche perché i vari vertici sono stati nominati o confermati durante i governi Renzi e Gentiloni. Questo perché sia il Movimento 5 Stelle sia la Lega sono state le due forze politiche più critiche sulle scelte degli ultimi esecutivi. E anche sulle recenti nomine a ridosso delle elezioni tra Servizi e forze armate, come ha fatto notare ieri sera il leghista Giancarlo Giorgetti a Porta a Porta.

I CDA IN SCADENZA
Ecco una breve mappa dei consigli di amministrazione delle società partecipate dal Tesoro che sono in scadenza. Nel 2019 vanno rinnovati i consigli di Snam, Italgas e Fincantieri. E c’è anche un appuntamento imminente: il board di Saipem, controllata da Eni al 30,4% e dal 12,5% dalla Cdp, è in scadenza: l’assemblea con all’ordine del giorno il nuovo vertice è prevista per il 3 maggio. Quale governo deciderà l’eventuale riconferma dell’amministratore delegato Stefano Cao?, si chiedono alcuni analisti di Borsa. Per Mediobanca Securities, inoltre, c’è di più, come sottolinea oggi il Corriere della Sera in un articolo di Fabrizio Massaro: il cambio di maggioranza potrebbe portare a un «nuovo management team» in Eni con la sostituzione del ceo Claudio Descalzi, circostanza vista come «negativa per il titolo». Se poi davvero i Cinquestelle riuscissero a formare un governo, per Mediobanca potrebbe essere a rischio anche la guida di Alessandro Profumo in Leonardo (la ex Finmeccanica) dopo neanche un anno, “a causa della loro linea politica favorevole al taglio delle spese militari italiane che, per Mediobanca, valgono il 5-10% dei ricavi di Leonardo”. Opinione diversa secondo la rivista del settore Airpress: “Lega e M5S rassicurano l’industria della difesa”, è il titolo della rubrica sul quotidiano Il Tempo curata da Airpress. D’altronde, come sottolineato di recente da Business Insider Italia, nella versione finale del programma M5S sulla Difesa non compaiono più critiche e tagli agli F-35 che erano esplicitamente previsti (e votati dalla base pentastellata sulla piattaforma Rousseau) nella prima versione del programma dei Cinque Stelle.

COSA RIBOLLE IN CDP
Gli attuali vertici della Cassa depositi e prestiti, in uno scenario di grande coalizione basata su Pd-Forza Italia, potevano avere una chance di conferma. Ma con i risultati del 4 marzo questa prospettiva è svanita. Il presidente Claudio Costamagna e l’amministratore delegato Fabio Gallia scadono in occasione dell’assemblea che nella seconda metà di maggio approverà il bilancio del gruppo Cdp. Aveva scritto a febbraio Business Insider Italia: “In caso di una proroga de facto del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (stimato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella), presidente e amministratore delegato del gruppo potrebbero avere una riconferma“. Inoltre Costamagna, già vicino a Romano Prodi e nominato presidente di Cdp su indicazione di Matteo Renzi, ha avuto nelle scorse settimane diversità di vedute con il ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, su diversi dossier: da Ilva ad Alitalia, passando per l’Iran. Inoltre, a parte fibrillazioni con la struttura interna, Costamagna incontra lo sfavore del centrodestra mentre il Movimento 5 Stelle – come ha svelato Carlotta Scozzari di Business Insider Italia nell’articolo sull’incontro a Londra fra il candidato premier M5S Luigi Di Maio e la comunità finanziaria – è critico con la presenza dei cinesi nell’azionariato di Cdp Reti mentre approva e intende proseguire e rafforzare l’iniziativa di Open Fiber, la società fra Cdp e Enel per la banda larga.

NOMI E VOCI
Vista la prospettiva, sui giornali si rincorrono voci sui nomi per il prossimo vertice della Cdp: “Di indiscrezioni ne sono circolate tante circa i papabili, da Gaetano Micciché a Dario Scannapieco, all’ interno Fabrizio Palermo“, ha scritto Antonella Baccaro del Corriere della Sera. Lettera 43 ha allungato la lista: “Per la poltrona di Gallia si sono iscritti alla corsa in tanti: da Domenico Arcuri di Invitalia a Gaetano Micciché, dal vice presidente della Bei, Dario Scannapieco, all’unico interno a Cdp, il cfo Fabrizio Palermo. E siamo solo all’inizio. Ma non meno lunga è la lista di chi vorrebbe succedere a Costamagna. Chi scalpita di più, però, è Fabrizio Palenzona, rimasto orfano di Unicredit e per questo riparatosi a Prelios e alla presidenza di Conftrasporto, la confederazione dei trasporti e della logistica che fa capo a Confcommercio, dove sono sbarcati gli armatori transfughi da Confitarma“.

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