M5S: tutta la rete agli italiani. Ma lo Stato riveda le regole del gioco

Lo scorporo della sola parte di accesso subirà una notevole svalutazione in seguito all’entrata del 5G. Serve capire se la Cdp sarà ancora interessata all’acquisto. La posizione dei pentastellati prevede un ritorno sotto il controllo pubblico. Ma prima serve un’attenta valutazione dell’impatto dei debiti e normative a sostegno dell’equità e dell’efficienza.

Analisi di M.M. Dècina - CorCom

ReteSe tutta la rete un anno fa poteva avere un valore compreso tra 13 e 14 miliardi (con ottimizzazioni finanziarie anche 15), la sola parte di accesso con il metodo dei flussi attualizzati potrebbe valere oggi intorno ai 10 miliardi di euro. Un valore comunque giustificato dai flussi di cassa. Non va scordato infatti che quando si realizza una nuova infrastruttura (ad esempio FTTH) i flussi di cassa per molti anni sono negativi.

Lo scorporo della sola parte di accesso (dalla centrale fino a casa), il cui perno è il rame nella tratta dall’armadio di strada all’edificio, subirà però una notevole svalutazione in seguito all’entrata del 5G. La quinta generazione mobile darà alla luce una infrastruttura alternativa a quella fissa attraverso microcelle collegate in fibra aerea, superando abbondantemente la distanza che va tra la casa e l’armadio di strada. E le velocità di picco saranno ben diverse: da 100 mega a 10 giga. Mentre la restante parte di rete, quella metropolitana e nazionale, potrà continuare ad essere funzionale a tutte le nuove evoluzioni quali appunto il 5G che necessiterà di una dorsale capillare di congiungimento. Bisogna capire a questo punto se la CDP sarà ancora interessata all’acquisto della sola rete di accesso. La posizione del Movimento Cinque Stelle è infatti quella di un ritorno di tutta la rete sotto il controllo pubblico.

Dopo vent’anni lo Stato dovrebbe sicuramente tornare nel controllo della rete (dopo una attenta valutazione che prenda in considerazione anche l’impatto dei debiti). Ma lo dovrebbe fare prima con una serie di regole e normative a sostegno dell’equità e dell’efficienza. Sarebbe infatti un paradosso se dopo una privatizzazione fallimentare lo Stato tornasse con soldi pubblici per compensare le perdite dei privati.

Se il Movimento Cinque Stelle farà fede alle sue idee di base che lo hanno guidato fino alla vittoria politica, potremmo non avere più “scatole cinesi”, “leverage buyout”, “scalate a debito”, “governance in mano a minoranze”, “assenza dei dipendenti negli organi collegiali” e tanti altri fattori di un sistema che è costato all’Italia 70.000 posti di lavoro e una decina di punti percentuali di PIL persi per l’assenza di una infrastruttura interamente in fibra. Sono in partenza i tavoli tecnici per il cambio del codice civile e per il rafforzamento della Golden Power. In sintesi: tutta la rete finalmente agli italiani.

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