Il mercato IT rialza la testa ma resta frammentato

A sottolineare la necessità di un salto dimensionale delle Pmi è il censimento dell’Information Technology realizzato da Anitec-Assinform con Istat e NetConsulting cube. Il settore si è messo la crisi alle spalle e si prevedono ricavi in crescita. In futuro sempre più mix consulenza-software.

di ANDREA FROLLA' - Repubblica.it

 

«Soffriamo ancora dalla presenza di una miriade di piccole aziende le quali hanno avuto difficoltà ad investire durante la crisi e di una cronica sottovalutazione dei prezzi dei servizi il cui acquisto è tutt’oggi prevalentemente basato su gare al massimo ribasso. Questa frammentarietà delle aziende IT costituisce un punto di debolezza strutturale, che dobbiamo superare attuando politiche industriali di consolidamento e di capitalizzazione che spingano le Pmi a effettuare un salto di crescita dimensionale. Abbiamo un’occasione da cogliere e che va ben oltre gli interessi del settore”. Stefano Pileri, presidente Anitec-Assinform, commenta così i numeri emersi dal rapporto “Il settore IT in Italia”, condotto dall’associazione in collaborazione con Istat e NetConsulting cube, che rappresenta il primo censimento dell’Information Technology.

Un mercato strategico che contribuisce in modo rilevante al Pil con il 3,7% del valore aggiunto, conta più di 87mila aziende e 430 mila addetti (2% delle imprese e 2,7% degli occupati in Italia), è dominato dai servizi e ha ricominciato a correre dopo la dura crisi del periodo 2008-2014. Ora, tra Piano banda ultra larga, Piano impresa 4.0 e Piano triennale della PA digitale, si apre la partita del consolidamento. Il punto di partenza è quello di un settore che oggi può vantare una produttività del lavoro per addetto superiore del 40% al resto dell’economia, un’alta diffusione di imprese “giovani” (6 su 10 non hanno più di 10 anni, quasi il 60% di valore aggiunto viene da imprese che ha meno di 16 anni) e un impiego stabile di personale giovane e qualificato. Interessante anche l’elevata eterogeneità territoriale, con una maggiore concentrazione di unità locali e addetti in Lombardia (25%) e Lazio (12%), seguite da Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, e il classico ritardo del Mezzogiorno palese anche nell'IT.

Lo scenario attuale è figlio di un’uscita dalla crisi che non è stata semplice, ma ha dato una certa solidità. Sono nel 2015, anno dei primi cenni di ripresa, le imprese IT sono aumentate di circa 2mila unità e gli addetti di circa 11mila. La fase di recessione ha anche accentuato il peso di software e servizi, con l’hardware è calato sia in termini di numero di imprese sia in termini di addetti (-23% per oltre 17mila unità). Mentre nel software il numero di aziende, principalmente micro e piccole, è aumentato scontando però un calo dell’occupazione di 5mila unità, nei servizi sono cresciuti entrambi gli indici di imprese e addetti (+15.000), soprattutto nelle aziende più grandi, nella consulenza, nella gestione di strutture e nel web. Un trend generale ha poi riguardato la netta emersione della rilevanza strategica che ha il rinnovo dell’offerta e dei modelli organizzativi, seguiti dalla qualità dei prodotti e servizi offerti, dall’accesso a nuovi mercati e dalle relazioni tra imprese.

«Il settore IT è uscito dalla crisi grazie a un processo di trasformazione evolutiva che ha generato grandi potenzialità innovative ed elevate competenze, cruciali per sostenere la digitalizzazione del Paese», ricorda il presidente di Anitec-Assinform, che ha chiare le direzioni strategiche di evoluzione del settore: «Il mercato abiliterà e coglierà le opportunità della trasformazione digitale in atto in tutte le Imprese; si focalizzerà sulle competenze richieste dalle nuove tecnologie come cloud, analytics e intelligenza artificiale, Internet of Things, applicazioni e comunicazioni in mobilità. Mi aspetto che in questo scenario – aggiunge Pileri - vedremo una sensibile crescita della ricerca e sviluppo e della conseguente capacità innovativa del nostro settore IT».

Ci sono previsioni favorevoli sul fatturato (per il 2017 il 78% delle realtà IT prevede crescita), si va verso un’offerta sempre più improntata al mix consulenza-software, permangono alcuni ostacoli alla competitività (sul podio qualità delle connessioni, bassa innovatività della domanda e difficoltà di accedere agli inventivi) anche se alcuni fattori, come il Piano Bul e il Piano Calenda, potrebbero controbilanciare positivamente. In generale, conclude il report Anitec-Assinform, c’è bisogno naturalmente di un ulteriore impulso alle iniziative di digitalizzazione già varate, ma anche di nuovi progetti per centrare alcuni obiettivi: ridurre l’eterogeneità di specializzazione settoriale e i disequilibri territoriali; stimolare la diffusione dei processi di trasformazione digitale nello stesso IT; rafforzare le circolarità virtuose tra domanda e offerta evoluta di IT; incoraggiare la crescita dell’offerta Cloud, che per sua natura può favorire la diffusione di applicazioni nelle Pmi; aumentare qualità e diffusione di competenze e cultura digitali.

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