Paggi (Open Fiber): “Entro luglio via a cantieri aree bianche in 50 Comuni”

Il capo delle Reti svela a Corcom la roadmap ultrabroadband: "Fra il 2017 e il 2018 saranno coinvolti tutti i 3.000 Comuni del primo bando Infratel". Intanto procede spedito il piano per le aree nere: "Mai nessun operatore è riuscito a fare tanto in così breve tempo". E l'azienda si prepara anche ad allargare la squadra

di Mila Fiordalisi

Saranno battezzati entro fine luglio i primi cantieri Open Fiber nelle aree bianche. E saranno 50 i Comuni in cui saranno avviati i lavori, ossia 10 per ciascuno dei 5 lotti del bando nelle sei regioni Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto. 

“Siamo pronti per partire”, sottolinea Stefano Paggi direttore Network & Operations di Open Fiber, il quale annuncia inoltre a Corcom che “il resto dei cantieri – per un totale di circa 3.000 comuni coinvolti – sarà inaugurato fra la fine del 2017 e il 2018 per chiudere i lavori entro tre anni in linea con la roadmap di governo”, su cui si farà il punto in occasione dell’EY Capri Digital Summit 2017. Un obiettivo non da poco considerando che l’azienda capitanata da Tommaso Pompei si prepara ad aggiudicarsi anche il secondo bando di gara, quello che riguarda altre 10 Regioni più la provincia autonoma di Trento, per un totale di 3710 Comuni. E che l’azienda ha un piano ambizioso anche nelle aree nere.

Paggi, nelle aree bianche si entra nel vivo della partita. Come procederete?

Entro fine luglio i primi cantieri saranno avviati, nel pieno rispetto della scadenza dei 30 giorni dall’approvazione dei progetti da parte di Infratel. Le gare per l’esecuzione dei lavori nell’ambito del primo bando sono già state avviate. In contemporanea, manderemo avanti anche la progettazione per gli altri comuni previsti dalla prima gara. Se contiamo anche il secondo bando Infratel, in ballo ci sono circa 10 milioni di edifici per un controvalore di 2,7 miliardi di euro. Si tratta di un progetto complesso a cui si aggiunge quello per le aree nere.

Cosa prevede la roadmap per le aree nere?

Il nostro piano prevede di cablare 281 comuni – e si tratta dei maggiori comuni quanto a estensione territoriale e presenza della popolazione – di qui a 5 anni per un totale di circa 10 milioni di unità immobiliari. Il tutto a fronte di un imponente investimento diretto per 3,7 miliardi. Abbiamo già avviato i lavori in 13 città (Milano, Torino e Bologna “ereditate” da Metroweb e poi Genova, Padova, Venezia, Firenze, Perugia, Napoli, Cagliari, Bari, Palermo e Catania, ndr) e lanciato attività su altri 71 comuni per i quali l’avvio dei cantieri è previsto entro l’anno. Già oggi 1,6 milioni di unità immobiliari sono collegate in fibra e arriveremo a 2,7 milioni a fine 2017, un numero imponente raggiunto a un ritmo mai registrato da nessun altro operatore. Peraltro, in questo primo anno di startup sono stati raggiunti risultati inimmaginabili sulla carta: abbiamo praticamente vinto due bandi Infratel, inaugurato la nuova sede, ci siamo integrati con Metroweb, abbiamo lanciato servizi attivi a Milano, e contiamo 2-3mila attivazioni a settimana.

Sul fronte aree bianche, come avete potuto presentare un’offerta economica “imbattibile”?

 

La spiegazione è semplice: noi non abbiamo legacy, nel senso che non eravamo costretti a ripercorrere una rete già esistente, non abbiamo dovuto fare i conti con il numero di centrali, né con il posizionamento degli armadi e abbiamo potuto fare leva sul massimo riutilizzo delle infrastrutture. Inoltre, partendo ex novo, abbiamo potuto scegliere le tecnologie più innovative e future proof. Partire da “zero” ha i suoi contro, ma anche moltissimi pro.

Come riuscirete a traguardare la roadmap con una quantità di risorse “esigua”?

Intanto siamo passati da 10 a 400 persone in pochissimo tempo, complice anche l’operazione Metroweb. Ma soprattutto ci siamo organizzati facendo leva da un lato sulla formazione di nuove risorse e dall’altro sulla scelta dei partner.

Assumerete ancora?

La squadra è destinata a crescere. Abbiamo obiettivi sfidanti sul fronte aree bianche ma anche su quelle nere.

Su quali risorse vi state orientando?

Su due tipologie di risorse: da un lato su profili senior nel settore tlc, e dall’altro su giovanissimi da formare. Il tutto con l’obiettivo di dare vita a un mix di esperienza-nuove competenze che ci consenta di affrontare al meglio le prossime sfide. Per farle un esempio, il nostro centro di progettazione conta una quarantina di giovani, la maggior parte neodiplomati che abbiamo assunto alla fine dello scorso anno. Nell’arco di pochissimi mesi questi ragazzi hanno raggiunto un livello di capacità produttiva inaspettato. Anche nel centro di supervisione e controllo abbiamo assunto una cinquantina di persone che si stanno specializzando in tecnologie tlc e che spaziano dalle infrastrutture passive, agli apparati di accesso.

Fonte: Corriere Comunicazioni

 

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