Pubblicità ingannevole sulla fibra ottica, 4.4 milioni di euro di multa a Fastweb

Dopo le multe a TIM e Wind Tre il Garante punta il dito contro Fastweb: la pubblicità sulla fibra era ingannevole. L'operatore che sta facendo della trasparenza il suo cavallo di battaglia è stato multato: 4.4 milioni di euro.

Di R. Pezzali - DDay.it

fibra ottica

Fastweb non è stata trasparente, ed è un paradosso per l’azienda che nell’ultimo anno ha fatto della trasparenza il suo cavallo di battaglia. L’antitrust ha multato Fastweb per 4.4 milioni di euro in relazione alle affermazioni contenute negli spot commerciali per promuovere l’offerta fibra. Nelle scorse settimane anche TIM e Wind Tre si sono viste comminare una multa di importo simile proprio per lo stesso motivo, multa che nasce da una denuncia di Open Fiber contro Telecom.

La fibra non è tutta uguale, ma solo chi lavora nel settore è a conoscenza della cosa: c’è la fibra vera, Fiber to The Home, e c’è la "quasi" fibra, quella che arriva fino in strada per poi arrivare in casa tramite il vecchio doppino di rame. La chiamano FTTC, ma è una sorta di ibrido tra una ADSL e una fibra vera, e non permette certo le velocità della fibra.

Come scrive il Garante nella nota “Fastweb, a fronte del ricorso a claim volti ad enfatizzare l’utilizzo integrale ed esclusivo della fibra ottica e/o il raggiungimento delle massime prestazioni in termini di velocità e affidabilità della connessione, ha omesso o non ha adeguatamente evidenziato le informazioni sulle caratteristiche dell’offerta, sui limiti geografici di copertura delle varie soluzioni di rete, sulle differenze di servizi disponibili e di performance in funzione dell’infrastruttura utilizzata per offrire il collegamento in fibra. In conseguenza di tale condotta omissiva e ingannevole, il consumatore, a fronte dell’uso del termine onnicomprensivo “fibra”, non è stato messo nelle condizioni di individuare gli elementi che caratterizzano, in concreto, l’offerta.”

Il testo del provvedimento riprende anche qualche numero: all’epoca delle condotte contestate (14 novembre 2017) la percentuale di clienti Fastweb residenziali attivi con tecnologia FTTH era di circa 10-35% del totale di contratti per la fornitura di servizi internet a banda ultralarga, mentre la percentuale di clienti Fastweb residenziali attivi con tecnologia FTTC era pari al 45%-75%.

Fastweb era insomma consapevole che la gran parte dei suoi clienti non avrebbe potuto raggiungere le velocità pubblicizzate perché impossibilitati ad avere la vera fibra, ma tutta la comunicazione puntava ovviamente sull’FTTH e sulle sue prestazioni.

Inoltre, segnala il Garante, “I claim presenti nelle campagne pubblicitarie sulla fibra di Fastweb non contenevano chiari riferimenti alla circostanza che le massime velocità di connessione fossero ottenibili solo in virtù dell’attivazione di un’opzione aggiuntiva in promozione gratuita per un periodo limitato e, poi, a pagamento. L’assenza di un’informazione chiara su tali profili impedisce al consumatore, pertanto, di prendere una decisione consapevole sull’acquisto dell’offerta in fibra.”

Quella di “confondere” le fibre è ormai una consuetudine per gli operatori, anche se effettivamente non è facile dovendo fare una comunicazione in televisione o in città realizzare un messaggio efficace per tutti i cittadini. Anzi, è impossibile: si può fare una comunicazione sul singolo individuo, ma se si deve comprare una pagina di giornale non è possibile sapere chi la sta leggendo dove abita e cosa potrà avere. Un problema che Agcom stessa dovrà risolvere dando indicazioni precise agli operatori su come comportarsi.

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