Stop ai data center, la PA va sul cloud: arriva il Piano Triennale di Agid

Il documento atteso in Consiglio dei ministri per il varo del Dpcm. Le amministrazioni non potranno costruire nuovi server ma dovranno varare piani di virtualizzazione. Dall’adozione di Spid, Anpr e Pago Pa stimati risparmi per 500 milionidi F.MeQuasi 500 milioni di euro. È il risparmio stimato dal Piano Triennale 2017-2019 dell’Agenzia per l’Italia digitale grazie all’adozione delle piattaforme abilitanti. “È stato possibile stimare, in via cautelativa, un risparmio a fine 2018 generato dall’adesione alle Piattaforme abilitanti e dall’ottimizzazione delle licenze, pari a circa 480 milioni di euro”, si legge nel documento, visionato in esclusiva da Public Policy, messo a punto dell’Agenzia per l’Italia digitale e atteso a breve in Consiglio dei ministri per il varo del Dpcm attuativo.  Il risparmio è riferito alle spese per il settore aggiornate al 2016, pari a 980 milioni di euro ripartite in 600 milioni di costi per le piattaforme nazionali, e 380 milioni per licenze software. Dato il risparmio stimato di 480 milioni, il passaggio alle piattaforme abilitanti Ict standard per tutta la PA, comporterà dunque una spesa di 500 milioni di euro a fine 2018.Le Piattaforme abilitanti secondo la formulazione del testo, sono “soluzioni che offrono funzionalità fondamentali, trasversali e riusabili nei singoli progetti, uniformandone le modalità di erogazione”. Tra quelle che riguardano i servizi digitali a cittadini e imprese, già sviluppate e in fase di adozione presso i vari soggetti della PA il documento riporta: la Cie (Carta di identità elettronica), Spid (Sistema elettronico identità digitale), PagoPa (piattaforma pagamenti elettronici Pa); Fatturazione elettronica, Anpr (Anagrafe nazionale della popolazione residente). In fase di progettazione ci sono invece sistemi abilitanti come: ComproPA: sistema nazionale di e-procurement; Sistema di avvisi e notifiche di cortesia; Siope+ (evoluzione del sistema Siop); NoiPA (evoluzione dell’attuale sistema di gestione del personale che eroga servizi stipendiali alle PA.Il Piano prevede inoltre che “le spese sostenute dalle amministrazioni per i canoni dei servizi di connettività non rientrano nell’obiettivo di contenimento della spesa per il triennio 2016-2018”. In ogni caso le amministrazioni – “devono privilegiare, nella scelta dei servizi di connettività, le forniture in cui il servizio di trasporto sia basato su dual-stack”.Con queste premesse il Piano intende supportare lo sviluppo di servizi digitali pubblici in particolare, attraverso la diffusione delle suddette piattaforme abilitanti”. Si punta alla “produzione di linee guida e kit di sviluppo che aiutino chiunque voglia sviluppare servizi e, infine, attraverso la creazione di una community di sviluppatori, designer e gestori di servizi digitali che possa scambiarsi informazioni, collaborare e partecipare allo sviluppo della Pubblica amministrazione”.Verranno a tal fine “realizzati, mantenuti e messi a disposizione linee guida, toolkit e strumenti utili all’intera fase di prototipazione, sviluppo e diffusione di applicazioni e servizi. Verranno inoltre suggeriti e, dove possibile, resi disponibili strumenti di analisi del comportamento degli utenti, quali, a titolo esemplificativo, strumenti di web analytics, tool di analisi dell’usabilità, strumenti per effettuare indagini di soddisfazione. A tal fine verranno avviati progetti pilota in collaborazione con le amministrazioni, per la definizione e il test sul campo delle soluzioni proposte”. Secondo quanto previsto dal Piano, i progetti pilota partiranno dal prossimo mese di giugno, i template delle versioni alpha verranno invece rilasciati a settembre di quest’anno.Un capitolo del Piano è dedicato agli open data. All’Agid e al Team digitale della presidenza del Consiglio è affidato il compito di raccogliere in un unico documento, aggiornabile di anno in anno, le basi di dati da includere tra gli open data pubblici. In particolare: le informazioni relative alle richieste di apertura di dataset da parte della società civile; le informazioni su impegni di apertura provenienti da iniziative istituzionali quali per esempio l’Open government partnership (Ogp); le segnalazioni di dataset chiave che le PA intendono rendere disponibili in open data secondo i propri piani di rilascio e nel rispetto di quanto è complessivamente previsto nel paniere stesso.Il Paniere dataset open data rappresenta un primo insieme di dataset e una prima azione di monitoraggio. Il Paniere è stato predisposto considerando tutti i dataset inclusi nelle agende per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico degli anni 2013, 2014 e 2015, nonché i dataset derivanti da iniziative internazionali (ad esempio Open Data Charter, Open Government Partnership), dai piani di rilascio di alcune Regioni e PA centrali e da alcune richieste della società civile emerse a seguito di consultazioni pubbliche ufficiali.

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