Tim, Stefano Siragusa a capo delle infrastrutture. Giovanni Ferigo verso Inwit

Si procede con il riassetto delle aree e la riorganizzazione in chiave DigiTim. In via di designazione anche il capo dell’area Technology. Resta invece sul piatto la sostituzione di Recchi. Oggi il cda: all’odg il piano 2018-2020 e scorporo della rete.

Di M. Fiordalisi - CorCom

Stefano Siragusa si prepara a prendere il timone dell’infrastruttura in capo al Gruppo Tim. È quanto rivela Affari&Finanza e CorCom è in grado di confermare. Tre le strutture che faranno riferimento a Siracusa: Sparkle, capitanata da Alessandro Talotta, Inwit per la cui guida sarebbe in lizza Giovanni Ferigo, e Open Access, la struttura che vede al vertice Stefano Ciurli.

La nomina di Siragusa rientra nel piano di riorganizzazione che punta a trasformare Tim in una digital telco e anche a semplificare l’organigramma. Siracusa farà infatti riporto direttamente all’Ad Amos Genish.

“Il nostro programma DigiTim – aveva detto Genish al momento del suo insediamento in qualità di Ad – si basa su alcuni principi fondamentali che si concentrano sull’offerta di una customer experience superiore, facendo leva sulla digitalizzazione per migliorare l’interfaccia con i nostri clienti; smart analytics ottenute attraverso big data per personalizzare i nostri prodotti e servizi; e l’aggiunta di video e contenuti multimediali oltre alla nostra connettività che è la best-in-class per garantire un’offerta sempre più convergente, continuando comunque a investire nella nostra copertura ultra-broadband per supportare l’evoluzione della società Gigabit”.

Faranno riferimento a genish anche altre due aree: Technology, il cui numero uno è in fase di designazione e Ricavi. Nell’area Technology saranno accorpate le attuali aree IT e sicurezza. Mentre per quanto riguarda la nuova aree Ricavi riguarderà sia le attività legate ai grandi clienti (gestita da Lorenzo Forina) sia ai piccoli (a guida Stefano Azzi). Decade invece l’area Prezzi voluta a suo tempo da Flavio Cattaneo e che vede alla guida Massimo Arciulo, in procinto – annuncia Affari&Finanza – di migrare verso Poste Italiane.

Resta aperta invece la “questione” Recchi. Il vicepresidente ha deciso di accettare l’incarico di ceo per un fondo di private equity internazionale. Mantiene la poltrona il consiglio, ma serve un altro italiano a “tutela” delle infrastrutture critiche poiché il nuovo incarico è incompatibile. Ma la nomina per il momento è “congelata”. Oggi intanto è convocato il cda per il piano 2018-2020 nonché il progetto di scorporo societario della rete.

Nella strategia dell’amministratore delegato Amos Genish, secondo quanto apprende Radiocor, nella nuova entità legalmente separata, ma posseduta al 100% da Telecom, non dovrebbero rientrare le dorsali (o backbone), una parte della rete che dovrebbe restare in capo al gruppo. Nella newco dovrebbe essere ricompreso soltanto il tratto che va dalle centrali fino alla casa degli utenti. Si tratta di un business del gruppo dove lavorano circa 20mila dipendenti. Al momento, probabilmente in attesa del vaglio del cda e del benestare dell’Agcom, il lavoro degli advisor prescelti da Telecom Italia per parlare della rete, ovvero Credit Suisse e Goldman Sachs, non è ancora entrato nel vivo.

Nel piano industriale in approvazione domani, inoltre, dovrebbe approdare anche la riorganizzazione del personale per la quale Telecom ha già accantonato circa 700 milioni di euro e che dovrebbe portare a notevoli risparmi. Un progetto, fondato sulla proposta di 6.500 uscite volontarie, 3.500 riqualificazioni e solidarietà espansiva per finanziare 2mila assunzioni, che non ha avuto il benestare dei sindacati. Ora l’azienda illustrerà i contenuti del piano di riorganizzazione nell’incontro del 13 marzo fissato con le sigle. In assenza di un’intesa, si teme l’avvio da parte dell’azienda di iniziative “unilaterali” (come scritto nelle slide di accompagnamento al piano di riorganizzazione delle risorse umane presentato ai sindacati) come la cassa integrazione.

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