Ultrabroadband, dati e applicazioni al centro delle reti del futuro

Ecco le esperienze degli operatori del settore: sempre meno hardware, sempre più software per definire nuovi servizi. Con un aspetto che diventa sempre più centrale: la sicurezza.

Di Antonello Salerno  - CorCom

 

Con il passaggio all’ultrabroadband, con la transizione dal rame alla fibra e nella prospettiva delle nuove potenzialità della rete mobile abilitate dal 5G, le priorità del mondo delle telecomunicazioni e degli operatori che lavorano a vari livelli alla progettazione delle nuove reti – e delle applicazioni e servizi che abiliteranno – stanno spostandosi rispetto al passato. Così, con il cloud, sta sempre più perdendo importanza l’hardware, mentre ad acquistarne progressivamente sono software e servizi. E al centro di tutto, come condizione abilitante e fondamentale per il successo, c’è l’aspetto della sicurezza.

Se ne è parlato durante l’ultima tavola rotonda degli “Stati generali delle telecomunicazion, l’Italia alla sfida dell’ultrabrodband”, moderata dal direttore di CorCom Gildo Campesato. L’evento, organizzato da CorCom, conta sul patrocinio del ministero dello Sviluppo economico-Segretariato alle Comunicazioni, al Centro congressi Roma eventi nella Capitale.

“Se riuscissimo effettivamente a valorizzare i dati – spiega Luigi De Vecchis, executive vice president di Huawei Italia – l’Italia avrebbe l’opportunità di sviluppare una leadershhip tecnologica a livello mondiale, proprio quella che con il tempo ha perso. Per questo è centrale un rapporto stretto tra imprese e università: oggi un neolaureato non ha l’opportunità di venire valorizzato come ricercatore, e non trova impiego in Italia in realtà a grande contenuto tecnologico, e spesso decide di lasciare il Paese. Questo evidenzia che c’è un è tessuto che si deve riformare nel nostro Paese, e che sono necessari investimenti ed è necessaria una forte presenza di indirizzo del pubblico, di uno Stato che decida di investire”. In questo quadro Huawei è secondo De Vecchis un esempio: “Siamo un’azienda che nasce 50 anni dopo i giganti Usa ed europei, e che in venti anni ha saputo conquistarsi una leadership nel campo delle telecomunicazioni. Anche grazie al fatto che dei propri 150mila dipendenti, 80mila sono impegnati in attività di ricerca e sviluppo”.

Del ruolo centrale della sicurezza ha parlato Maurizio Desiderio, country manager per Italia e Malta di F5 Networks: “Oggi sono le applicazioni che consentono alle aziende  di crescere – spiega – Al centro di tutto ci sono i dati: ogni automobile, sono per fare un esempio, ha decine di centraline che raccolgono le informazioni che arrivano da sensori, e che sono il terminale di una quantità di dati incredibile, spesso non sfruttata al meglio. Ma questi sensori sono controllati da applicazioni da remoto, e quindi possono essere hackerate. Per questo la sicurezza deve essere in cima alle preoccupazioni di chi sviluppa applicazioni. Il fatto che oggi ci sia la corsa a voler sviluppare servizi “in tempo reale”, mentre prima soltanto i test potevano durare mesi, può avere un impatto sull’affidabilità, e quindi anche sulla sicurezza. Stiamo vivendo un momento di trasformazione – conclude Desiderio – con il cloud che avanza e l’hardware che sta sparendo”.

“Il ruolo di Sirti nell’abilitazione dei servizi 5G parte dalla realizzazione della rete ultrabroadband in fibra, che è l’infrastruttura abilitante per i nuovi servizi – spiega Amedeo Paulone, Business Unit Active Networks & IT e Business Unit Energy & Epc di Sirti – La fibra è un elemento disruptive, e noi stiamo investendo per creare una rete di qualità e future proof. Siamo organizzati su 4 business unit: tlc, energia, transportation. Poi, dal momento che in tutte queste attività non si può fare a meno della fibra, c’è la divisione Active network, per dare “intelligenza” alle reti attraverso il cloud, per configurarle nella maniera più opportuna in relazione ai servizi che devono erogare. Così – conclude Paulone – oltre a posare infrastrutture pensiamo insieme ai clienti come utilizzarla, con una grande attenzione all’installazione di tutti gli apparati hardware e software per controllarne l’integrità. I grandi clienti devono infatti avere ben chiaro come vogliono utilizzare la rete per erogare servizi. Così la componente hardware, che prima rappresentava il 70% del fatturato, sta progressivamente perdendo terreno, mentre salgono software e servizi. La sfida, oggi, è mettere in campo l’infrastruttura volta per volta più adatta allo scopo”.

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