Un ministro per il digitale: è la volta buona?

A Telco per l’Italia è stato annunciato che sono in vista cambiamenti nella squadra di governo. Una guida digitale a Palazzo Chigi appare indispensabile. Adesso si aspettano i fatti.

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Di G. Campesato - Direttore Responsabile CorCom

Quanti hanno partecipato all’ottava edizione di Telco per l’Italia dello scorso 14 luglio ed hanno seguito la tavola rotonda pomeridiana tra Mirella Liuzzi (MoviMento 5 Stelle), Maurizio Gasparri (Forza Italia) e Antonello Giacomelli (PD) saranno forse rimasti colpiti dalla comune visione emersa fra le differenti forze politiche di maggioranza e di opposizione sulle tematiche del digitale.

Dalle reti di telecomunicazione alla banda ultralarga, dall’innovazione digitale nella pubblica amministrazione all’uso delle tecnologie della rete per rafforzare la competitività e dare un futuro alle nostre imprese, le differenze sono state più di dettaglio piuttosto che di visione. Dopo una campagna elettorale così lunga e contrastata, che di fatto continua anche dopo gli esiti del voto, non era cosa scontata.

Il digitale non appare un argomento divisivo della politica come possono esserlo gli immigrati o la flat tax, ma un tema su cui maggioranza e opposizione potrebbero dar vita ad una convergenza fattiva in grado di consentire di tagliare i mille nodi tecnologici, organizzativi, legislativi, culturali che stanno bloccando il percorso della digitalizzazione italiana, a partire dalla pubblica amministrazione.

La convergenza emersa a Telco per l’Italia ci pare significativa perché potrebbe essere la premessa politica che consente di uscire, per lo meno su questi temi, da una lunghissima campagna elettorale cominciando veramente una azione del fare su obiettivi condivisi.

Non si tratta di inventarsi nulla né di ripartire da zero. Nella passata legislatura molti mattoni del cambiamento digitale sono stati messi a punto: Anpr, Spid, PagoPa, Industria 4.0 solo per ricordarne alcuni. Mai come adesso è arrivato il momento del fare, del costruire la casa digitale italiana.

Tuttavia, durante la campagna elettorale come anche in queste prime settimane di vita del governo Conte, il digitale è come scomparso dai radar della politica, quasi non fosse una priorità o, meglio, un’emergenza del Paese (basta guardare l’ultimo rapporto Desi).

Proprio nel corso di Telco per l’Italia, però, è emersa una comune e marcata consapevolezza sulla necessità che anche l’Italia si doti di un ministro per il Digitale. Lo ha auspicato il presidente di Confindustria Digitale, Elio Catania, quando ha osservato che “se il presidente francese Emmanuel Macron parla di tecnologie per l’intelligenza artificiale come parte cruciale della politica nazionale e un numero crescente di Paesi europei nomina un ministro dedicato per il Digitale, l’Italia non può restare a guardare. I nostri partner e competitor ci danno un messaggio: sul digitale, che è un tema non solo di tecnologia o di economia, ma di politica, non si può abbassare la guardia”.

Catania ne ha parlato più volte, anche prima del voto, ma un ministro per il digitale non lo abbiamo ancora avuto, nemmeno col nuovo governo. Stavolta, però, il messaggio sembra essere stato raccolto. “Avremo un ministro per il Digitale”, ha annunciato Mirella Liuzzi, deputata dei 5 Stelle da anni impegnata su questo fronte. La parlamentare non è entrata nei dettagli, ma le sue parole sono state molto determinate, quasi a volere annunciare imminenti novità nello schieramento di Palazzo Chigi.

Le prossime settimane diranno se la promessa verrà concretizzata. L’esperienza della scorsa legislatura mostra che non basta un commissario, sia pure con tante idee innovative e una forte determinazione al cambiamento, per portare avanti le trasformazioni digitali necessarie, a partire dalla pubblica amministrazione. C’è bisogno di una visione politica di insieme, capace di incidere a 360 gradi su tutti i ministeri e di imporre le trasformazioni necessarie.

Come dicevamo, molti mattoni già sono stati realizzati o sono in corso di fattura. Ora è indispensabile un architetto che sia chiamato a realizzare il progetto digitale assemblando, coordinando, dirigendo il lavoro delle varie squadre in campo. E quell’architetto può essere solo un ministro ad hoc, dotato delle competenze e dei poteri necessari. Ora sembrano esserne convinti tutti. Aspettiamo i fatti: di parole ne abbiamo sentite anche troppe.

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