Banda ultralarga, il nodo degli aiuti di Stato e la mappatura da rifare

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Il Recovery Plan prevede fondi pubblici per l’infrastrutturazione: è sul piano aree grigie che sono puntati i riflettori, ma bisognerà procedere con un censimento puntuale anche delle aree bianche, fermo al 2015, per capire lo stato dell’arte. Anche nelle città ci sono gap enormi e si rischia un broadband divide al contrario. In ballo anche il 5G.

Il Recovery Plan prevederà risorse pubbliche per spingere l’infrastrutturazione in banda ultralarga fissa e 5G. Non è ancora chiaro se il documento che sarà messo a punto dal Governo Draghi andrà in direzione di un rafforzamento dei fondi rispetto alla versione Conte – così come auspicato in particolare dall’Asstel, l’associazione che rappresenta le principali telco del Paese, secondo cui sono necessari almeno 10 miliardi. Quel che è certo però è che per capire dove e come destinare le risorse bisognerà fare i conti con due questioni fondamentali: la mappatura del territorio e la normativa sugli aiuti di Stato.

La Commissione europea ha avviato lo scorso settembre una consultazione pubblica – che si è conclusa lo scorso 5 gennaio – per capire come aggiornare le regole proprio in considerazione della spinta all’infrastrutturazione sancita dal Next Generation Eu. In attesa di una decisione europea in materia – attesa per la seconda metà del 2021 – in Italia le cose stanno così: il “censimento” sulle aree bianche è fermo al 2015, quindi non è chiara la situazione ad oggi a seguito del Piano portato avanti da Open Fiber ma anche degli interventi di Tim e delle attivazioni degli operatori Fwa, come Linkem ed Eolo.

La partita più importante si giocherà sulle aree grigie, quelle dove si concentra la maggior parte delle imprese e dei distretti produttivi italiani. La mappatura è stata fatta di recente in vista dell’avvio del nuovo bandonel cassetto del Cobul da qualche mese in attesa proprio di capire quanti fondi saranno a disposizione nell’ambito del Recovery Plan.

Ma bisognerà incrociare i dati con quelli delle aree bianche per un’effettiva comprensione della situazione. Inoltre sarebbe auspicabile anche una ricognizione puntuale nelle aree nere, le città per intenderci, dove è in atto una forte domanda di connessioni in fibra e ad altissima velocità ma in cui non sempre è possibile soddisfare la clientela a causa degli armadi pieni e persino dell’impossibilità di effettuare scavi in aree sottoposte a tutela architettonica per non parlare delle impasse burocratiche, altro dossier scottante e solo in parte risolto grazie alle misure introdotte dal Decreto Semplificazioni.

Quante sono le aree bianche all’interno delle città? È una domanda importante da porsi e a cui dare risposta se non si vuole rischiare, di qui a un futuro prossimo di ritrovarsi in una situazione paradossale: paesini e borghi interamente cablati e città groviera dove in alcuni civici arriva appena l’Adsl “basic”.

Poi ci sarà da giocare anche la partita 5G: i fondi pubblici, stando alla normativa sugli aiuti di Stato, potranno essere destinati solo alle aree i cui gli operatori di Tlc aggiudicatari delle frequenze messe in gara a suo tempo, non prevedono copertura. Si tratta di una minima porzione del territorio nazionale ma comunque da non sottovalutare per evitare nuovi gap.

Di M. Fiordalisi - Direttore CorCom

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