Cos’è e a cosa serve il digitale. Il Coronavirus ce lo insegnerà

Siamo alla prova del nove. E questa emergenza potrebbe riservare inaspettate sorprese. Perché non tutto quel che “luccica” di online fa rima con servizi reali e benefici concreti per i cittadini, le aziende, i territori, la società. E paradossalmente si aprirà una finestra importante per i “piccoli” più che per i blasonati colossi.

internet based network

Il digitale non è tutto uguale e soprattutto non è quel che sembra. E questa situazione di emergenza inaspettata ce ne sta già dando la prova.

Ci sono tech-digital company italiane e più in generale soggetti che fanno capo al comparto Ict nostrano che stanno registrando un aumento della domanda di servizi e soluzioni come mai prima d’ora.

Di contro colossi blasonati, i cosiddetti Gafa (Google, Apple, Facebook e Amazon) si trovano costretti a gestire problematiche inedite al punto da dover fare i conti con l’impossibilità di gestire un’innumerevole quantità di attività.

Questa emergenza coronavirus sta dimostrando chiaramente che l’economia reale, di cui il digitale fa parte, vale ben e molto di più di quella “impalpabile” che si confonde nel “magma” dell’online.

Veniamo ai fatti: il colosso dell’e-commerce Amazon, sui cui tanti di noi hanno pensato di poter fare totale affidamento in questa fase di quarantena non riesce quasi più a gestire ordinativi e consegne a causa delle inevitabili ripercussioni sulla catena logistica.

Negli Usa è stato annunciato un maxi piano di reclutamento per 100mila fra addetti di magazzino e consegne. L’azienda riuscirà a reclutarli?

È di poche ore fa l’annuncio, inoltre, che sarà data priorità alle consegne di prodotti medicali e prodotti di base per la casa.

Una “virata” che rappresenta la cartina di tornasole dello status quo.

Ma Amazon è ben di più di e-commerce: Amazon Web Services è un’azienda che offre servizi digitali alle aziende e le mette in condizione di operare online. Ed è questo il suo vero punto di forza.

Apple è stata la prima ad essere colpita dagli effetti del Coronavirus, in Cina prima e ora in tutto l’Occidente.

Facebook e Google e più in generale i social network sono finiti “vittime” delle fake news al punto da essere stati più volte richiamati all’ordine dei controlli. E la Corte dei conti Ue ha appena avviato un’indagine per “danno pubblico”.

Di contro nelle ultime settimane si è assistito a un boom delle visite ai siti di informazione giornalistica, segno anch’esso concretissimo, che alla prova dei fatti i cittadini sentono il bisogno di informazione affidabile e accreditata.

Anche per i Gafa, aziende da 1 miliardo di capitalizzazione, è venuta dunque l’ora di dare prova di resilienza e soprattutto di “concreti” benefici per l’utente-consumatore ma soprattutto l’utente-azienda.

Non è un caso se Facebook ha appena stanziato 100 milioni di dollari a sostegno delle Pmi, ben consapevole che è il tessuto economico dei Paesi, quello produttivo e dell’economia dei servizi reali a garantire il sostentamento di tutto il resto.

E anche Google e Apple hanno deciso di scendere in campo con le loro piattaforme e tecnologie avanzate – basate in particolare sull’intelligenza artificiale, il machine learning e l’analisi dei big data – per aiutare concretamente i governi a venire a capo dell’emergenza coronavirus.

E la Google ha messo in campo le sue piattaforme per la video collaboration e lo smart working. Roba concreta dunque.

E ora veniamo all’Italia: l’impennata della domanda di soluzioni, piattaforme, software e dispositivi per lo smart working e le attività di e-learning è il segno tangibile di cosa sia il digitale che “serve”.

E sta salendo a dismisura anche la domanda di servizi e soluzioni che consentono, in particolare alle aziende, di gestire in digitale un numero sempre più elevato di operazioni e attività, compresa la gestione di incontri ed eventi – convention e convegni inclusi.

Di M. Fiordalisi - Direttore CorCom

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