Dal digitale sprint alla ripresa del Turismo, ma l’Italia è al palo

Il post-Covid ha messo in evidenza i ritardi del Paese sul fronte innovazione. Per rilanciare un settore strategico, che vale il 13% del Pil, serve digitalizzare la filiera e creare poli turistici interconnessi. La fotografia scattata da Deloitte.

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Il digitale salverà il turismo italiano, settore stategico che alimenta il 13% del Pil italiano. Ne è convinto Andrea Poggi, Innovation Leader di Deloitte Italia e North-South Europe. 

Serve, spiega l’esperto, “far sentire al sicuro i viaggiatori. Investire in forme di turismo innovative. Spingere il Made in Italy per valorizzarne la potenza economica. Attuare politiche industriali coraggiose dedicate all’innovazione per assicurare una crescita sostenibile del Paese, sia industriale sia sociale”.

Questo, non solo in ottica estiva, ma anche e soprattutto per i prossimi mesi, quando bisognerà garantire alle città italiane la domanda di flussi turistici internazionali e locali che meritano.

Secondo i dati dell’Osservatorio quindicinale di Deloitte, State of the Consumer Tracker, prevalgono ancora paura e cautela tra i turisti: solo il 28% degli intervistati si sente sicuro di volare e poco più alta è la percentuale di chi si sente tranquillo a soggiornare in hotel (41%).

Attrezzarsi per il “new normal” in tempi brevi diventa dunque decisivo per riposizionarsi tra le mete dei viaggiatori e per investire le cospicue risorse attese dal Next Generation Europe su uno dei settori che ha un profilo di eccellenza indiscussa.

L’Italia è il primo paese al mondo per numero di siti Unesco, ma ci posizioniamo solo all’ottavo posto nella classifica globale per competitività del settore che vede la Spagna al primo posto, secondo il T&T Index 2019.

Il motivo? Le nostre infrastrutture sono poco tecnologiche e digitali: siamo al 41° posto per Ict readiness contro la Danimarca, seconda in classifica con un hub turistico all’avanguardia, una copertura quasi totale di connessione, servizi online per tutte le strutture e personale abituato all’utilizzo del digitale.

L’innovazione dunque potrebbe dare una spinta decisiva al settore per garantire all’utente finale diverse modalità di fruizione del servizio, sia fisiche sia digitali.

Esempi esteri di valorizzazione territoriale innovativa e digitale arrivano dall’Islanda con Inspired by Iceland, un programma di promozione del territorio tramite video di testimonial su social network volti a creare engagement dei turisti, e dalle Isole Faroe, dove gli abitanti del posto, dotati di una videocamera in diretta, portano i turisti a scoprire paesaggi e attrazioni da remoto.

Come dimostrano questi casi, risulta strategico digitalizzare la filiera del turismo e creare poli turistici interconnessi, anche per aumentare la collaborazione tra le imprese coinvolte ed amplificarne il potenziale commerciale.

La Spagna, ad esempio, ha da poco lanciato il suo nuovo portale ufficiale che connette una molteplicità di imprese turistiche e istituzioni, dando ai turisti la possibilità di programmare il proprio viaggio basandosi sulle esperienze di utenti con preferenze simili.

Dunque, nell’attuale contesto competitivo, l’innovazione e la promozione di un turismo digitale con modalità di fruizione “ibride”, se sostenuta da politiche industriali coraggiose, può rivelarsi un’importante alleata per riposizionare il Made in Italy, un brand che, se registrato, sarebbe tra i più noti al mondo.

Fonte: CorCom

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