Fabbrica intelligente, formazione 4.0 e sostenibilità le parole d’ordine

La fotografia scattata dall’Osservatorio Mecspe Pmi Italia mostra un settore in fermento sia sul piano della managerializzazione sia sull’adozione delle soluzioni digitali per aumentare la produttività. Ma è arrivato il momento di investire sul capitale umano e sostenere la svolta green.

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Imprese a conduzione familiare, giunte alla seconda generazione, guidate perlopiù da over 50, proiettati al futuro, che ammirano il coraggio delle start-up innovative e si ispirano al loro spirito visionario, investendo in tecnologie innovative e sulla formazione come chiave di crescita per attrarre i giovani.

Questi ultimi iniziano a farsi strada, ricoprendo ruoli manageriali (i manager under 35 sono presenti per il 36% nelle aziende) e compongono sempre più l’organico, con gli under 25 che raggiungono il 15%.

È questo il tessuto delle Pmi italiane del manifatturiero mostrato dall’Osservatorio Mecspe Pmi Italia, realizzato da Senaf, che ha analizzato la propensione e la spesa delle organizzazioni nei confronti delle nuove tecnologie.

Sicurezza informatica e cloud computing, le principali voci di spesa tecnologica

Stando alla ricerca, il processo di trasformazione digitale in Italia è a buon punto; lo riconoscono quasi sei imprenditori su 10 che indicano, come molto o abbastanza, la crescita aziendale raggiunta finora in quest’ottica.

Guardando nel dettaglio alle tecnologie e ai processi innovativi già in uso in azienda, al primo posto su tutti spicca la sicurezza informatica, su cui il 75% ha maggiormente investito, seguita dal cloud computing (37%), simulazione (31%), produzione additiva (23%) e Internet of Things (23%).

Al contrario, se da un lato si innova, dall’altro rimangono alcune criticità che continuano a condizionare l’andamento aziendale.

A partire dai tempi giudiziari in caso di controversia, individuati come un freno dal 36% dei rispondenti, insieme alla burocrazia (29%) e agli aspetti fiscali (15%).

Il processo di innovazione in azienda è reso tale grazie, soprattutto, agli investimenti in ricerca e sviluppo (il 53% delle Pmi ha destinato, nei primi 6 mesi del 2019, fino al 10% del proprio fatturato in R&D, con un 19% che si è spinto fino al 20%) e ai diversi benefici raccolti mediante l’industria 4.0.

Il 52% dichiara di avere raggiunto maggiore efficienza e velocità di produzione, il 44% ha riscontrato un miglioramento della competitività sul mercato a seguito di un percorso intrapreso in questa direzione; mentre la razionalizzazione dei costi e una migliore qualità del prodotto con, di conseguenza, una riduzione degli scarti, hanno avuto un significativo vantaggio, ottenendo risposta rispettivamente dal 37% e dal 36% degli intervistati.

Nel confronto con gli altri, il 24% ammira soprattutto il coraggio delle start-up e il 17% il loro spirito visionario e il modo di approcciarsi al mercato.

Formazione 4.0 e persone sempre al centro dei processi

La formazione si rivela la strada migliore per raccogliere appieno le opportunità offerte dalla rivoluzione industriale, con il 76% degli imprenditori consapevole che questa sia la strada maestra anche per attrarre i giovani in azienda, e l’80% che ritiene in generale primario il ruolo della persona per il successo dello stabilimento produttivo.

Le Agenzie di ricerca del personale, insieme alle Università, sono il riferimento più importante per quanto riguarda la ricerca di nuove professionalità che facciano fronte alle sfide dell’Industria 4.0, scelte rispettivamente dal 53% e dal 47% delle aziende.

Seguono gli istituti tecnici (39%), ma anche web e social, in particolare LinkedIn, ormai sempre più considerati per il recruiting specializzato: il 24%, infatti, se ne serve, con una percentuale allineata a quella delle società di consulenza.

L’Imprenditore/Top Manager è riconosciuto invece come la figura più adatta a valutare le competenze digitali e 4.0 in azienda, indicato dal 40% rispetto all’Innovation Manager e Responsabile Progetti I4.0 (28%); mentre gli strumenti principali per portare l’innovazione in azienda risultano la partecipazione a fiere specializzate, importanti quanto il trasferimento di conoscenza (60%), la consulenza mirata (47%), la partecipazione a workshop e convegni (45%), la comparazione con aziende analoghe (28%) e la tutorship universitaria (16%).

Focus sulla sostenibilità

La consapevolezza del ruolo primario della sostenibilità è una questione sempre più sentita dalle realtà imprenditoriali. Se il 27% non ha ancora attuato cambiamenti ma ha in programma di farlo in futuro, il 40% ammette che negli ultimi anni, il proprio impegno a favore della tematica sia cresciuto sempre più.

A partire dagli investimenti: il 72% ha prestato attenzione agli aspetti di riduzione dei consumi e il 64% si è concentrato su fattori legati all’inquinamento e all’impatto ambientale.

Inoltre, la considerazione è alta anche verso il coinvolgimento diretto dei dipendenti. Il 44% delle aziende, infatti, ha destinato risorse in favore della formazione, dell’assistenza e dei progetti di responsabilità sociale.

Fote: CorCom

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