HarmonyOS è il sistema operativo di Huawei e racchiude sorprese

In Cina si chiama HongMengOS. Open source e modulare, la piattaforma può funzionare su smartphone, televisori, automobili e altri tipi di oggetti Internet of Things, sensori inclusi. Resta però il dubbio sul futuro della relazione tra Huawei e Android.

huawey harmony

Di Valentina Bernocco - ICTBUSINESS

Alla fine, Huawei ha fatto il grande passo: un sistema operativo tutto suo, HarmonyOS, presentato ufficialmente davanti ai quattromila presenti a Donggua, alla prima conferenza che la società cinese ha dedicato agli sviluppatori. La prima sorpresa è il nome, dato che fino a ieri giornalisti di mezzo mondo avevano parlato di HongMeng OS, ma in realtà si tratta di una sommaria traduzione occidentale di un concetto assimilabile a quello di armonia. Dunque sul mercato interno resterà il termine cinese, altrove quello inglese. Frutto di anni di lavoro di ricerca e sviluppo, il sistema operativo della società di Shenzhen debutta ora con tempismo forse non casuale, considerando la persistente guerra commerciale e politica del governo di Donald Trump contro le aziende cinesi. Solo qualche giorno fa, l’ultima stoccata: il formale divieto per gli enti federali di adottare tecnologie di Huawei, Zte o Hikvision.

Nomi e tempismo a parte, HarmonyOS stupisce per le sue caratteristiche: basato su codice open source, è modulare e multipiattaforma, dunque potrà funzionare su smartphone, smartwatch, smart speaker, cuffie, televisori, automobili e altri dispositivi connessi, sensori inclusi. Dal palco della conferenza di Donggua l’amministratore delegato, Richard Yu, lo ha definito come il contributo di Huawei al settore dell’Internet of Things.

Le caratteristiche modulari del software permettono di adattarlo in modo flessibile al tipo di dispositivo di destinazione.  Il sistema operativo debutterà inizialmente sul mercato cinese a bordo di prodotti dotati di schermo, come i televisori, già entro la fine dell’anno. Potrà poi raggiungere altre geografie e altri generi di dispositivi, tra cui quelli indossabili e i componenti informatici delle automobili connesse. Sì, ma i telefoni?

HarmonyOS spodesterà Android sui telefoni Huawei?

Sorge inevitabile una domanda: ci sarà ancora posto per Android nel futuro di Huawei, o i prossimi smartphone monteranno di default la piattaforma proprietaria? La risposta dipende innanzitutto dalle scelte politiche di Washington, ma con l’annuncio di HongMengOS certamente Huawei ora ha un vero paracadute pronto ad attutire il colpo in caso Google scegliesse o fosse costretta a scegliere di non concedere più le licenze d’uso sul proprio sistema operativo.

Il presidente della società, Ren Zhengfei, il mese scorso aveva dichiarato alla stampa di non volerne fare un’alternativa ad Android, a meno di non essere costretto a farlo per via di ulteriori sbarramenti al commercio. E ancor prima, in maggio, l’amministratore delegato aveva anch’egli detto che gli smartphone e i computer non erano tra i piani, almeno finché Huawei potrà continuare ad acquistare licenze di Android e Windows.

Qualche giorno fa, però, da fonti di stampa cinesi era giunta l’indiscrezione di un prossimo debutto nel mercato interno di uno smartphone basato su HongMengOS. In conferenza stampa, dopo la presentazione del sistema operativo alla platea degli sviluppatori, il Ceo Richard Yu ha detto che le conseguenze delle scelte di Washington sui rapporti con Google non sono chiare, al momento, ma telefoni Huawei già in commercio continueranno a funzionare con Android come prima. “Stiamo aspettando aggiornamenti”, ha aggiunto Yu.

Come funziona HarmonyOS

Il rilascio della versione 2.0 è già previsto per l’anno prossimo. La scelta della via dell’open source per HarmonyOS è chiaramente strategica: sarà più facile attirare l’interesse degli sviluppatori di app, cinesi e non, usando come trampolino la diffusione planetaria degli smartphone Huawei (che in volumi di vendita è il secondo marchio del mercato dopo Samsung). Non sarà semplicissimo inserirsi nel dualismo di Android e iOS, ma fuori dall’ambito degli smartphone il campo è decisamente più libero. Come riportato da Cnbc, in conferenza stampa il Ceo dell’azienda ha fatto notare che i sistemi operativi attualmente in circolazione non sono pronti ad approdare sugli oggetti connessi diversi dai telefoni, per i quali nei prossimi anni ci si attende un ulteriore boom.

In realtà qualcosa di simile ad HarmonyOS già esiste, sebbene in forma ancora indefinita: Google Fuchsia, un sistema operativo open source, funzionante su diversi tipi di hardware, a cui si lavora in quel di Mountain View. Il progetto esiste da almeno tre anni, cioè dalla sua comparsa su GitHub, ma solo recentemente Google ha pensato di renderlo quasi ufficiale pubblicando la documentazione tecnica utile agli sviluppatori interessati.

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