Intelligenza artificiale, è caccia alle skill. Sicurezza dei dati priorità numero uno

Secondo un report di Ibm il 2020 sarà l’anno della svolta: nelle imprese l’AI crescerà a ritmi esponenziali al punto che entro 18-24 mesi il 90% delle aziende avrà avviato progetti. Gli investimenti principali nel reperimento di adeguate competenze.

intelligenza artificiale

Il 2020 sarà l’anno della svolta per l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese: dopo un avvio al ralenti sarà l’inizio di una crescita esponenziale che porterà l’80-90% delle aziende ad applicare soluzioni Ai entro i prossimi 18-24 mesi. Lo afferma il nuovo report di Ibm intitolato “From roadblock to scale: the global sprint towards Ai”.

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più importanti opportunità economiche dei nostri tempi, eppure l’adozione dell’Ai da parte delle aziende è stata finora lenta, soprattutto a causa di resistenze di tipo culturale. Ora, però, i recenti sviluppi tecnologici, dalla correzione delle “discriminazioni” alla formazione di skill specializzate, porterà a un boom dell’adozione nelle imprese.

Svolta grazie alle nuove competenze

Per la sua ricerca Ibm ha intervistato 4.514 aziende in tre regioni – Stati Uniti, Europa (inclusa l’Italia) e Cina – esplorando gli ostacoli principali all’adozione dell’Ai e le strategie di implementazione che le aziende di qualsiasi dimensione prevedono di adottare a partire da quest’anno.

Attualmente, 3 aziende su 4 utilizzano l’Ai in qualche misura, dalla piena integrazione all’avvio di fasi esplorative. Ma, svela l’indagine, per il 37% delle aziende l’ostacolo principale a un’adozione più matura è costituito dalla mancanza di conoscenze e competenze.

L’adozione è trainata dalle grandi imprese: il 45% delle aziende con più di mille dipendenti dice di usare soluzioni di Ai contro il 29% delle imprese con meno di mille impiegati.

Le aree di investimento

Nei prossimi 12 mesi gli investimenti maggiori, su scala globale, si indirizzeranno verso le soluzioni Ai proprietarie (35%), le applicazioni off the shelf (34%), strumenti off the shelf per realizzare propri modelli Ai (33%), reskilling dei dipendenti e ampliamento della forza lavoro (33%), integrazione dell’Ai nei processi e nelle applicazioni esistenti (28%) e attività di ricerca e sviluppo (26%).

La sicurezza dei dati, citata dal 36% degli intervistati, si conferma la finalità principale che spinge le aziende ad utilizzare soluzioni di intelligenza artificiale. Seguono l’automazione dei processi (31%), la realizzazione di chatbot e assistenti virtuali (26%), la Business process optimization (24%) e l’analisi dei dati dei sensori della IoT (24%).

La fiducia nell’Ai, intesa come capacità di comprenderne con certezza i processi decisionali, è il pilastro portante di qualsiasi decisione in merito alla sua adozione e come primo passo per la costruzione di una cultura della fiducia a livello aziendale e per una piena integrazione della tecnologia: il fattore “trust” è citato dal 61% del campione. Il 78% ha affermato che è cruciale poter contare su soluzioni Ai affidabili, sicure e scevre da discriminazioni.

Il legame col cloud

Intelligenza artificiale e cloud sono interconnessi: le società che hanno già adottato l’Ai al proprio interno si stanno anche muovendo verso nuove forme di cloud, sia ibrido che multicloud. In questa evoluzione il 53% degli intervistati cita come ostacolo il vendor lock-in. Le aziende che stanno attualmente esplorando soluzioni Ai hanno più probabilità di usare il cloud privato, mentre le aziende che già usano l’Ai prediligono il cloud ibrido o il multicloud.

Strategie e mentalità restano il fattore chiave che spinge la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese: le aziende che già impiegano l’Ai in diversi processi citano come traino determinante le direttive dei top manager (41%) e la cultura aziendale (39%).

Fonte: CorCom

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