La denuncia di Uncem: “In oltre 1.200 comuni non prende il cellulare. È ora di intervenire”

Frazioni, strade e intere aree “spente”. “Problema decennale che va risolto una volta per tutte”. Senza rete favoriti spopolamento e desertificazione commerciale. Mappatura ancora parziale: aggiornamento fra sei mesi per capire se la situazione sia persino più grave.

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Sono 1.220 i comuni italiani in cui ci sono intere aree non raggiunte dal segnale di telefonia mobile: questo il dato diffuso dall’Uncem (l’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani) a seguito del lancio dell’iniziativa che mira a realizzare una mappatura nazionale delle aree “spente”.

Uncem ha ricevuto 1.450 e-mail con le segnalazioni delle aree del Paese non coperte dal segnale di telefonia mobile, da parte di sindaci, amministratori locali e cittadini.

Il primo elenco include 1220 Comuni e relativi borghi, frazioni, strade, pezzi di territorio dove telefonare, mandare un messaggio, navigare in internet con il proprio smartphone è impossibile o quasi.

E la mappatura, ancora parziale  – annuncia l’Associazione – sarà riaggiornata tra sei mesi.

“Abbiamo avuto un’alta adesione a questa campagna promossa da Uncem – spiega il Presidente Marco Bussone – che vuole puntare a risolvere un problema che ormai riscontriamo da due decenni.

E del quale abbiamo parlato con i vertici delle compagnie di telefonia mobile, riscontrando positivo impegno e apertura. Un confronto che apprezzo molto.

Eppure, oggi nelle aree montane e interne del Paese, telefonare è sempre più difficile. Non solo Alpi e Appennini. Sono moltissime le segnalazioni dalla Sardegna, dove la desertificazione e lo spopolamento si uniscono alla mancanza di servizi digitali”.

Senza reti, 3G, 4G, Wi-fi e altre – denuncia Uncem –vengono favoriti spopolamento e desertificazione commerciale.

Uncem ha più volte segnalato anche difficoltà per gli esercizi commerciali nel fare lo scontrino elettronico e di portare a termine procedure attraverso terminali connessi.

“Manca la rete e il lavoro entra in crisi. Lontane le possibilità di fare ‘telelavoro’ ovvero telemedicina e teleassistenza, soluzioni alla residenzialità nei borghi italiani”, evidenzia l’associazione secondo cui i problemi strutturali sono forti.

I due piani, Banda ultralarga e 5G, non si parlano – sottolinea Bussone – come non vi è un piano di investimenti per dotare il Paese di una buona copertura per la telefonia mobile. 5 milioni di italiani hanno difficoltà a telefonare, perché abitano o ‘entrano’ in zone senza copertura. 6 milioni di italiani invece hanno difficoltà a vedere i canali Rai e tutto il bouquet televisivo.

Un’emergenza riguarda la montagna, ma anche Comuni di pianura e collina come emerge dalla tabella predisposta da Uncem sulla base delle segnalazioni.

Riguarda il futuro dei territori, l’adeguatezza degli Enti locali, tutti noi che abitiamo e vogliamo continuare a vivere e fare impresa nelle zone montane del Paese.

È una sfida aperta per chi vuole fare incoming turistico e rendere i borghi più smart”.

Su telefonia, tv, trasmissione dati serve – secondo Uncem – un piano nazionale congiunto, organico e fatto di investimenti oltre che visione, come sancito dalla vigente legge 158/2017 sui piccoli Comuni, della quale Uncem auspica immediata attuazione.

Obblighi e risorse per colmare il gap telefonico

Diverse e articolate le richieste Uncem. Primo: lo Stato deve obbligare gli operatori privati ad ampliare le aree coperte. La copertura oggi misurata sul 95%della popolazione (o superiore), non considera infatti che il 5% restante vive nel 15% del territorio del Paese.

Uncem è consapevole che il limite emissivo, tra i più contenuti in Europa, obbliga di fatto gli operatori a installare più impianti per coprire il territorio. Ma tutta l’Italia deve essere coperta.

Secondo:  bisogna permettere ai Comuni (o ai privati, imprese) che vogliono acquistare ripetitori, di installarli e inserirli sulla rete.

E che ci possano essere impianti (Bts) mobili anche in base a picchi di flusso turistico. Uncem ritiene questo fronte vada urgentemente percorso, proprio come avvenuto per la banda ultralarga: valutato che in molte aree gli operatori privati non investono, Bruxelles ha autorizzato l’uso di fondi comunitari per il Piano nazionale Bul.

Terzo: nella nuova programmazione 2021-2027 individuare sui Por Fesr delle Regioni (come già fatto dall’Emilia-Romagna) risorse economiche per i ripetitori telefonici.

“Si tratta di azioni che vorremmo Governo e Parlamentari condividessero con il sistema di Enti locali – precisa Bussone – La mappatura verrà aggiornata ogni sei mesi, ma a oggi è una solida e unica base per accorciare distanze, ridurre disuguaglianze, limitare sperequazioni territoriali.

Le infrastrutture per rendere più moderno e digitale il Paese sono decisive per la competitività dei territori, tutti. La montagna le chiede con urgenza”.

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