L’Italia può farcela grazie a digitale, 5G e scuola

Ma quanta burocrazia!

Il top manager Gianfranco Lanci, corporate president del colosso Lenovo, annuncia le tecnologie del futuro, capaci di semplificare la vita di tutti e proteggere l’ambiente.

LenovoLa trasformazione digitale ha una missione fondamentale: semplificarci la vita.

Ne è convinto il Corporate President e Coo di Lenovo, Gianfranco Lanci, che elenca gli elementi fondamentali protagonisti del nostro futuro tecnologico: 5G, display pieghevoli, cloud, realtà aumentata, intelligenza artificiale.

«Vedremo un’evoluzione dietro l’altra — assicura Lanci, intervenuto ieri al lancio dello Spazio Lenovo a Milano, il primo d’Europa — Fondamentale sarà l’implementazione del 5G: senza sarà difficile rimanere tutti connessi, come vogliamo fare. E poi arriveranno device ancora più leggeri, più piccoli ma con display più grandi e pieghevoli.

Oggi svolgiamo tante attività senza renderci conto di quante sono nel cloud, dal lavoro al gaming. E se la realtà aumentata ci consentirà di operare a distanza senza doverci spostare, l’intelligenza artificiale ci aiuterà nel curare malattie difficili, regolare il traffico in modo diverso, ottimizzare i processi in fabbrica».


La tecnologia, che ancora spaventa perché appare “difficile”, può migliorare l’ambiente in cui viviamo?

«Può essere fondamentale sul fronte delle energie rinnovabili, nella riduzione delle emissioni delle fabbriche. Più dati riusciremo a raccogliere, più aiuteremo l’ambiente e proteggeremo il verde. E se la tecnologia è percepita come complicata, semplificarla è compito di chi come noi la produce. Basti pensare che ancora oggi l’interfaccia più naturale è la tastiera. Si sta già passando alla voce ma presto ci saranno i movimenti degli occhi. E i nostri ragazzini hanno un approccio alla tecnologia diverso, più naturale».

Come arriva un italiano alla guida di un colosso da 50 miliardi e 57.000 dipendenti in 180 Paesi?

«Ce l’ho fatta perché abbiamo alcune scuole e università eccellenti. Il punto è che forse non ne abbiamo a sufficienza. L’altro vantaggio è che siamo flessibili nel comprendere gli altri. Altrimenti sarebbe difficile gestire un’organizzazione con diversità di cultura, razza, religione, ecc».

Di quali tecnologie va personalmente più fiero?

«I portatili, nati intorno agli Anni 90. Hanno veramente consentito l’utilizzo del personal computer a centinaia di milioni di persone. E poi lo smartphone, una rivoluzione. Di Ai me ne occupavo già in Texas Instruments ma erano applicazioni limitatissime».

Come cambierebbe il modo di fare impresa in Italia?

«Abbiamo realtà produttive, di sviluppo e ricerca all’avanguardia. L’unica cosa che ci limita, e francamente non si vedono grandi cambiamenti, è la burocrazia».

Quindi come dovremmo usare il Recovery Fund per superare simili ostacoli e ripartire davvero?

«Digitalizzazione e nuove infrastrutture: senza sarebbe difficile rilanciare il Paese. E poi la scuola: nella media è buona, alcune sono eccellenti ma non ne abbiamo abbastanza. Bisogna preparare i nostri studenti al futuro, quando saranno richieste competenze diverse, legate al digitale e alla tecnologia».

Fonte: Corriere.it

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