Nicola Blefari Melazzi (CNIT) ‘5G, ingiustificate paure e straordinarie opportunità’

Il direttore del CNIT Nicola Blefari Melazzi, organizzatore del 5G Italy: ‘Le paure del 5G vanno capite e affrontate con il dialogo e lo studio e non con sufficienza. Ma il potenziale del 5G è grande e limitarne l’uso significa limitare una delle cose più belle e importanti degli esseri umani: la comunicazione.'

5G

di Paolo Anastasio | Key4Biz

La popolazione mondiale cresce a ritmo sostenuto. Oggi ci sono 7,7 miliardi di persone sulla terra che hanno bisogno di cibo, di cure mediche, ma che hanno anche bisogno di comunicare. E come comunicano? Con le reti disponibili, per quanto già sature e non ovunque disponibili (2G, 3G, 4G), in attesa dell’avvento del 5G, che rappresenta l’evoluzione necessaria per la tenuta delle reti e l’ingresso nella nuova era dell’IoT.

Eppure, cresce negli ultimi tempi l’onda lunga delle fake news sul 5G, alimentata da coloro che spargono sui social network false credenze sul fantasioso nesso fra 5G e diffusione del coronavirus. Fantasie e false credenze che però si stanno trasformando in un fenomeno più preoccupante di vandalismo, con le prime antenne date alle fiamme anche in Italia. Per non parlare dei sindaci, sono più di 200 in Italia, che negano i permessi per l’installazione delle antenne. Eppure, dovrebbero sapere che le emissioni elettromagnetiche in Italia sono tra le più basse della UE, con limiti severi di 6 V/m, e che l’avvento del 5G non cambia le cose riguardo alle soglie di emissione degli standard in essere.

E ancora, le frequenze 5G sono già usate in larga misura. Infine: perché temere le antenne delle stazioni radio base 5G quando tutti hanno uno smartphone in mano o in tasca, quindi molto più vicino al corpo di un’antenna? Ne abbiamo parlato con Nicola Blefari Melazzi, direttore del CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni) che ogni anno organizza il 5G Italy, l’evento di riferimento in materia (vai al sito 5Gitaly.eu).

Intervento di Nicola Blefari Melazzi alla Giornata di Marconi 2020

Key4biz. Perché questa ondata di paura nei confronti del 5G?

Nicola Blefari Melazzi. Le paure vanno capite e affrontate con il dialogo e lo studio e mai con sufficienza. Ad esempio, è importante dire che la radio di 5G è una evoluzione delle generazioni precedenti 2G, 3G, 4G e gran parte delle sue frequenze sono già usate da anni o sono molto simili a frequenze già usate. Non sono previsti aumenti dei limiti di legge circa l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. L’Italia applica dei limiti molto conservativi, molto più bassi (e quindi restrittivi) rispetto a quelli di altri paesi europei. Quindi, perché limitare l’evoluzione di una tecnologia, le telecomunicazioni, che è espressione di una delle caratteristiche più belle e più importanti degli esseri umani, ciò che ci ha consentito di diventare quello che siamo: comunicare?

Key4biz. Cresce in rete la diffusione di fake news sul 5G. Cosa ne pensa?

Nicola Blefari Melazzi. E’ paradossale che avvenga proprio ora che le telecomunicazioni ci stanno aiutando in modo così significativo ad affrontare questa pandemia. C’è inoltre un altro punto importante. Sappiamo tutti che la popolazione del pianeta si è mantenuta più o meno stabile per migliaia di anni per poi crescere molto velocemente nell’era moderna, ma forse è utile riflettere su un esempio che ci fa capire meglio questo dato. Prendiamo il 1950, anno in cui diversi tra noi o i nostri padri o sicuramente i nostri nonni erano già in vita, quindi non sto parlando del Medio Evo. Bene, nel 1950 la popolazione umana era di 2,5 miliardi di persone. Oggi siamo 7,7 miliardi. Questo è il dato da cui partire e che spiega molti dei fenomeni che viviamo.

C’è bisogno di più cibo, più acqua, più medicine, più trasporti, più servizi e c’è bisogno anche di più reti di Telecomunicazioni. E’ un bisogno vitale e la pandemia lo sta dimostrando ancor di più. Dobbiamo esserne consci. E non sto pensando a futuri distopici in cui tutto avviene in teleconferenza, non piace nemmeno a me rinunciare ai rapporti personali, ma abbiamo bisogno di servizi e abbiamo bisogno di salvaguardie.

La rete ha retto alla grande richiesta improvvisa causata dal Covid-19 perché era ben progettata e con capacità di backup pensata per far fronte a guasti. Quella capacità di riserva è stata usata soprattutto nei primi giorni di emergenza per assorbire i picchi di utenti. Se non ci fossero stati margini, come avremmo potuto ad esempio reggere le lezioni on line dei milioni di studenti italiani? E poi la riserva serve. Che succede se si guasta un collegamento o un sistema importante e non ci sono risorse disponibili per sostituirli? Noi abbiamo bisogno già ora di recuperare questa riserva e poi dobbiamo far fronte a esigenze in aumento. Si pensi non solo all’Europa ma si guardi anche a tutte le altre regioni del mondo.

Key4biz. A quali esigenze risponde il 5G?

Nicola Blefari Melazzi. 5G risponde intanto a questi bisogni di capacità: più persone con necessità di maggiori esigenze di comunicazione richiedono reti più capaci. 5G non è un ritrovamento archeologico, o qualcosa che abbiamo trovato per strada e che ci stiamo chiedendo come usare. E’ un complesso sistema progettato con cura in molti anni che fa due cose molto importanti: 1) fornisce più capacità di comunicare a un mondo che ne ha sempre più bisogno: pensate a città con decine di milioni di abitanti; 2) fornisce nuovi tipi di servizi grazie all’unione di due grandi tecnologie: la radio e il software; la rete 5G è una rete che funziona in gran parte in software e non in hardware e integra in modo nativo il paradigma del cloud. E’ l’unione di queste tecnologie che consente di fornire nuovi e fondamentali servizi.

Key4biz. Ci fa un esempio?

Nicola Blefari Melazzi. La traduzione simultanea: pensate al valore di poter andare in giro per il mondo e comunicare con chiunque. Questo è reso possibile dalle telecomunicazioni ad alta velocità e a bassa latenza tra gli utenti e con i centri di elaborazione e memorizzazione dove la traduzione è effettuata. Non sarebbe possibile oggi farlo “dentro” un telefonino, perché ho bisogno del cloud; non sarebbe possibile farlo solo con il cloud perché ne ho bisogno nel luogo in cui mi trovo in un dato momento.

Key4biz. Il 5G è l’evoluzione delle generazioni precedenti. Perché tutte queste resistenze e proteste?

Nicola Blefari Melazzi. Sì, è così. Da un punto di vista radio, 5G è la naturale evoluzione delle generazioni procedenti, per cui non capisco le proteste contro 5G, come se fosse una tecnologia aliena, e non capisco nemmeno l’accanimento contro le stazioni radio base (le ‘antenne’) e non contro i telefonini e altri apparati elettronici. Coerenza vorrebbe che le proteste fossero rivolte anche contro 4G, 3G, 2G e anche contro Wi-Fi, Bluetooth, contro i televisori, contro i personal computers, contro i tablets, contro le automobili, i treni, i frigoriferi… e contro i telefonini, che essendo molto più vicini alle persone ci fanno arrivare livelli di campo tipicamente maggiori di quelli che riceviamo delle ‘antenne’ delle stazioni radiobase, che sono più lontane da noi. Quindi, se siamo contro il 5G dovremmo eliminare tutte le radio. Ma immaginiamo come sarebbe il mondo oggi senza la radio? E’ fattibile, ammesso che lo vogliamo, realizzare una versione bucolica e idilliaca e senza telecomunicazioni di un pianeta con 8 miliardi di persone? Come affrontiamo anzi la crescita prevista della popolazione? Io credo che o ci affidiamo alla tecnologia, sempre con spirito critico e studiandone ogni aspetto, tra cui quello della sicurezza, o ricorriamo al controllo delle nascite (ma ovviamente è solo una battuta) o dovremo rinunciare agli attuali livelli di servizio e di qualità della vita nei paesi più sviluppati e alla speranza di migliorare questi servizi per tutti. Quartum non datur.

Key4biz. In che senso invece il 5G è rivoluzionario?

Nicola Blefari Melazzi. Il 5G rappresenta anche una rivoluzione perché, unendo una radio evoluta e tecnologie software, fornisce molti più servizi che in passato, con la potenzialità di inventarne di nuovi e di supportare, migliorandoli e rendendoli più efficienti, tutti i settori, quali, ad esempio, (in ordine alfabetico): Agricoltura, Commercio, Costruzioni, Emergenze, Energia, Finanza, Formazione e Istruzione, Industria, Intrattenimento, Media, Professioni, Salute, Sicurezza, Trasporti, Turismo. Ogni settore beneficia in misura minore o maggiore di 5G, ma tutti ne possono trarre giovamento, se non altro grazie al fatto di far comunicare meglio coloro che se ne occupano. In alcuni settori oggi gli usi di 5G sono più evidenti, in altri meno, ma pensando a ognuno di questi settori si possono trovare importanti miglioramenti. Questo è ciò che serve a 8 miliardi di persone. 5G, lo ripeto, non è soltanto prestazioni radio migliori, non è solo una radio migliore. 5G è anche una rete fissa nuova, con una nuova architettura, software, una nuova intelligenza a livello della rete, che comprende anche nuovi strumenti di virtualizzazione e include il cloud in modo nativo.

Key4biz. Ci fa un altro esempio pratico?

Nicola Blefari Melazzi. Pensiamo alla salute: era noto a molti, ma la pandemia attuale lo ha dimostrato a tutti: gli ospedali da soli non sono sufficienti a garantire la salute dei cittadini. Devono essere coadiuvati non solo da servizi medici diffusi sul territorio, ma soprattutto da attività di prevenzione e di assistenza domiciliare e da tele-medicina. E ciò è necessario sia perché così si assicura molto meglio la qualità della vita e la salute ma anche perché gli ospedali come luoghi fisici non bastano oggi e non basteranno in futuro, soprattutto in Paesi con meno risorse.

Ecco, noi mettiamo a repentaglio tutte queste potenzialità, questi bisogni e lo facciamo per di più in un quadro in cui 5G non richiede necessariamente (e soprattutto la legge non lo consente) di aumentare le soglie di emissione elettromagnetica e non usiamo frequenze veramente nuove. Le soglie restano quelle che sono in vigore e che sono tra le più restrittive e cautelative della UE, pari a 6 V/m.

Key4biz. E le frequenze del 5G?

Nicola Blefari Melazzi. Ad oggi, alcune delle frequenze assegnate in sede di asta 5G, e mi riferisco alle altissime frequenze o onde millimetriche di cui alcuni hanno paura, non vengono ancora utilizzate da 5G. Per le onde millimetriche o mm-Waves (26,5-27,5 Ghz) è previsto un uso in ambienti ad alta densità di utenti: centri storici, stadi, stazioni, centri commerciali, porti, in ambienti indoor, usando trasmissioni a corto raggio e a bassa potenza (tipo Wi-Fi per capirci). Ma queste frequenze sono previste per fasi di installazione successive a quelle iniziali; a oggi non c’è assolutamente nulla di installato a queste frequenze. Peraltro, gli operatori hanno destinato a queste frequenze solo il 2,5% del budget alle recenti aste per lo spettro 5G, a riprova che al momento non c’è un grande interesse.

Key4biz. E gli effetti del 5G sull’uomo? L’Istituto Superiore di Sanità e l’Icnirp non riscontrano pericoli per la salute.

Nicola Blefari Melazzi. Io sono in difficoltà quando si parla degli effetti sugli esseri umani di 5G, anche con i miei amici, perché sono un ingegnere e non un medico, e men che meno un epidemiologo, un virologo o un genetista o un biologo; quindi non posso dire nulla sugli effetti biologici delle onde elettromagnetiche. Però posso guardare agli studi fatti da questi specialisti, oltre che naturalmente parlare di quanto mi compete, e posso fare delle semplici deduzioni, tra cui ad esempio una facile: le onde millimetriche di 5G non possono certo aver causato l’attuale pandemia per la semplice ragione che 5G ancora non le usa, oltre che perché 5G è attualmente installato in pochissime aree del mondo e usato da pochissimi utenti. In ogni caso tali frequenze sono state già utilizzate in altre tecnologie e gli studi effettuati non hanno riconosciuto la loro pericolosità.

Key4biz. Altre frequenze 5G sono già utilizzate per altri scopi. Quali?

Nicola Blefari Melazzi. Allora qui conviene fare un po’ il punto. Le frequenze usate da 5G e dalle generazioni precedenti sono:

5G: 700/3700 MHz e 26 GHz

4,5G: 1500 MHz

4G: 800/1800/2100/2600 MHz

3G 900/2100 MHz

2G: 900/1800 MHz

Vediamo che 5G usa frequenze significativamente diverse dalle generazioni precedenti solo per la banda vicina a 26GHz (cosiddette onde millimetriche).

Inoltre, la banda vicino a 700MHz è stata usata per la televisione terrestre e sarà liberata per 5G. La banda vicina a 3700 MHz è stata usata per ponti radio e dalla Difesa. La banda vicina a 26GHz è stata usata per comunicazioni satellitari.

Altra considerazione: 5G è più efficiente delle generazioni precedenti. Mentre queste emettono radiazioni in tutte le direzioni, come una lampadina normale, 5G funziona come i proiettori a spot delle discoteche o dei teatri: può illuminare solo dove è necessario e dove si trovano gli utenti in un certo momento. Quindi se io sono in una zona dove non ci sono utenti che usano il cellulare in quel momento non mi arriverà quasi il segnale, mentre ora arriva comunque.

Key4biz. Ma cosa dobbiamo pensare quando si parla di nuovi servizi che saranno possibili con il 5G?

Nicola Blefari Melazzi. Ho detto prima che 5G consente di definire e anche inventare nuovi servizi ma soprattutto di migliorare e rendere più efficienti tutti i settori che supportano la nostra vita, contribuendo a rendere possibile il soddisfacimento dei bisogni di miliardi di esseri umani, anche diminuendo i costi delle TLC stesse, fattore molto importante e spesso sottovalutato: ad es. fatto 100 il costo delle utilities nel 2010, nel 2018 questo è sceso a 77 per le telecomunicazioni, mentre è aumentato a 164 per l’acqua, 130 per l’energia elettrica e comunque aumentato per gas, rifiuti e trasporti (fonte AGCOM). Non pensiamo solo a noi: la diminuzione dei costi e del consumo energetico è importante per Paesi meno ricchi.

Key4biz. In che modo il 5G può migliorare la nostra vita e la gestione delle emergenze?

Nicola Blefari Melazzi. Non pensiamo alle telecomunicazioni e a 5G come a tecnologie che ci allontanano dalla nostra natura e ci rendono più distanti e freddi. L’uso che dobbiamo farne è esattamente il contrario: usare queste tecnologie per unirci e migliorare la qualità della nostra vita. Se poi accadono delle emergenze, anche un incidente automobilistico o un bambino perso in un bosco, o dei disastri, allora, come in questo periodo, le Telecomunicazioni ci possono fornire un grande aiuto o almeno un surrogato dei nostri naturali modi di interagire. Dobbiamo pensare alle Telecomunicazioni come a qualcosa che  in caso di emergenza ci salva, in caso di bisogno ci aiuta, in situazioni normali migliora e integra, ma non sostituisce necessariamente, gli altri modi tradizionali di comunicare e di soddisfare le nostre esigenze di socialità. Poi, chissà, la disponibilità di una tecnologia che integra comunicazioni ad alte prestazioni e strumenti software potrebbe dar vita a nuove espressioni della creatività, dell’inventiva e delle emozioni che ci fanno umani. Non siamo contenti oggi di ascoltare la radio, di vedere un film, di comunicare con amici all’altra parte del mondo? E se con 5G potessimo avere anche nuove forme espressive e di interazione a livello globale perché fermarci?

Key4biz. Servizi ‘normali’.

Nicola Blefari Melazzi. Sì. Direi servizi umani. Ancora una volta: non bisogna pensare a 5G come ad una tecnologia per un futuro distopico. Il 5G e le telecomunicazioni in genere saranno utili per tornare alla nostra vita di prima del coronavirus, per migliorare la nostra Fase 2 e la Fase 3 del ritorno alla completa normalità e le fasi n future. Ho già fatto l’esempio della medicina, possiamo pensare ai trasporti e ai veicoli autonomi, a automobili di proprietà non individuale ma usate da diversi cittadini. Possiamo pensare a sensori diffusi sul territorio che ci avvisino di incendi o di inquinamenti o di carenze idriche. Possiamo pensare a fabbriche le cui macchine utensili dialoghino tra loro e con i computer che li controllano, liberando gli esseri umani da lavori faticosi e ripetitivi. Possiamo pensare a piccole e diffuse produzioni di energia che messe in rete equivalgano a grandi centrali o al tele controllo di strumenti in ambienti pericolosi o alla sicurezza in genere. Possiamo pensare alla capacità di 5G di supportare comunicazioni di molte persone in luoghi geograficamente limitati come in un treno o in uno stadio; quindi ad esempio non per vedere la partita da soli a casa ma condividere le emozioni di una partita con 100mila persone presenti nello stadio e al contempo condividere lo stesso evento con i nostri amici a casa aumentando la partecipazione e la comunicazione.

Key4biz. E per il turismo?

Nicola Blefari Melazzi. Se pensiamo al turismo, io non penso all’uso di 5G per poter vedere in realtà virtuale la mia amata spiaggia; spero di poterci andare presto e rivedere i miei amici di persona. Penso però alla possibilità di usufruire di servizi che rendono più efficienti o più fruibili le strutture turistiche e magari che mi consentano di lavorare meglio da remoto, così potendo prolungare la mia permanenza lì. Pensiamo anche a 5G come a un potente strumento per ridurre non solo il digital divide ma anche il social divide, ad esempio tra il nostro Nord e il nostro Sud.

Key4biz. Il 5G contro il digital divide fra Nord e Sud del paese e per la digitalizzazione delle aree bianche?

Nicola Blefari Melazzi. Il Sud ha grande bisogno di più infrastrutture: scuole, università, ospedali, strade, ferrovie, che bisognerà realizzare (e meno assistenzialismo, se posso). Nell’attesa di un recupero e un rilancio dell’edilizia scolastica, della rete sanitaria, dei trasporti e di altre infrastrutture fisiche, la rete 5G può in parte sopperire a queste mancanze. Essa è anche di più veloce e più economica installazione, rispetto ad esempio alle reti ferroviarie, ed è comunque strategica e vitale per consentire al Sud di accedere a risorse globali, consentendo al contempo di sviluppare le proprie potenzialità. 5G consente tra l’altro a intelligenze, esperienze, professionalità e imprenditorialità ovunque localizzate, o emigrate altrove, di contribuire al rilancio locale e soprattutto viceversa, contenendo l’emigrazione, forse il maggiore problema del Sud. Identiche considerazioni si possono fare per i piccoli paesi e borghi d’Italia e in genere per ogni località distante dai grandi centri. 5G potrebbe portare a rivedere addirittura l’attuale tendenza all’urbanesimo, facilitando la vita lavorativa in piccoli centri, limitando la crescita dei grandi agglomerati urbani e limitando anche viaggi non gradevoli e non necessari, cosa che dovrebbe piacere ad ambientalisti ed ecologisti, tra i quali io mi colloco.

Ma insomma, perché, perché limitare una tecnologia, le Telecomunicazioni, che è espressione di una delle caratteristiche migliori e più importanti degli esseri umani, ciò che ci ha consentito di diventare quello che siamo: comunicare?

5G è solo un passo evolutivo in questo ineludibile cammino, non una frattura che introduce elementi alieni e mai visti.

Key4biz. Perché dunque tutti questi timori per il 5G?

Nicola Blefari Melazzi. Allora, forse banalizzando, io partirei da una semplice parola: radiazioni: si parla di radiazioni elettromagnetiche e la nostra mente, i nostri ricordi, ci fanno pensare alle radiazioni nucleari, ai raggi X. Ma le radiazioni usate per le telecomunicazioni non sono ionizzanti, non hanno l’energia necessaria per provocare danni al DNA e alle cellule, sono una cosa diversa. Questo ci dicono gli studi in materia e questo ci dicono le raccomandazioni degli enti preposti alla tutela della nostra salute. Altra parola che sembra far paura è sperimentazione; capisco che a qualcuno può far pensare a esperimenti su cavie, ma a me la parola esperimento suscita sentimenti positivi (Galilei diceva: “Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che ‘l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna”). E poi non è certo la prima volta che si hanno timori per una nuova tecnologia, timori per novità tecnologiche che, una volta diffuse su ampia scala, hanno migliorato la nostra vita. Basti pensare agli albori delle ferrovie, del volo, dell’energia elettrica. Nel 1889 l’energia elettrica suscitava preoccupazioni. Molti avevano paura. Perché rinunciare alle luci a gas che sono sicure, dicevano i detrattori, e usare una tecnologia non messa alla prova e non sicura come l’energia elettrica?

Diciamo dunque anche ai sindaci che bloccano l’installazione delle antenne 5G: mettere più antenne non significa aumentare automaticamente le emissioni. Supponiamo di voler ridurre l’attuale soglia di 6V/m perché abbiamo paura delle radiazioni e di voler ridurre l’intensità del segnale emesso dai nostri telefonini. Come si fa? Mettendo più antenne!!!

Questa è proprio l’idea che c’è dietro alle reti cellulari e anche al loro nome: fare tante celle. Assumiamo che io voglia coprire l’Italia con una rete radio telefonica, se metto una sola stazione radio base, un’antenna, a Roma il cui segnale deve arrivare in tutta Italia, questa antenna dovrà emettere un segnale molto potente e anche i telefonini dovranno emettere un segnale molto potente per far arrivare i loro segnale dal Trentino e dalla Sicilia fino a Roma. E allora che faccio? Metto un’antenna in ogni regione: il segnale può essere più basso e i telefonini dovranno “urlare” di meno per farsi sentire dalle antenne “regionali”. Non mi basta? Ancora troppo potenti, soglia troppo alta? Bene, un’antenna in ogni comune. Voglio diminuire ancora? Allora un’antenna in ogni condominio: adesso il segnale è veramente basso, i telefonini possono sussurrare, e, miracolo, la loro batteria durerà molto di più. En passant, la rete diventa molto più capace, perché potrà fornire molte più telefonate, video, applicazioni etc, perché avremo molte più antenne invece che una sola. Ogni antenna ha una certa capacità; più ne mettiamo e più servizi abbiamo. Da questo punto di vista è come avere tante linee di metropolitana invece che una. 5G utilizza poi in maniera più efficiente l’energia elettromagnetica e usa meno energia per funzionare: si parla infatti di Green 5G.

Key4biz. Ci fa un esempio?

Nicola Blefari Melazzi. Facciamo un esempio pratico, pensiamo all’irrigazione di un grande prato, paragonando l’azione di un irrigatore d’acqua con quella della diffusione del segnale delle antenne 5G. Per irrigare un prato ci sono diversi modi. Un modo è mettere in mezzo al prato un grosso irrigatore molto potente, che abbia il compito di irrigare la superficie di tutto il prato. Il suo getto sarà potente, rumoroso, dovrà arrivare a decine di metri.

Al contrario, se sullo stesso prato mettiamo tanti irrigatori più piccoli che coprono tutta la superficie, ognuno di essi dovrà essere meno potente, spruzzare meno acqua e in più il terreno sarà irrigato meglio.

Irrigazione a goccia? Ancor meglio. Le porzioni in cui dividiamo il prato corrispondono alle celle delle reti cellulari (tra cui 5G, allo stesso modo delle generazioni precedenti), che grazie alle tante micro-antenne, meno potenti di grandi antenne centralizzate, riusciranno a coprire meglio, con un segnale meno potente, la cella di competenza. In sintesi, meglio tanti piccoli irrigatori per dare acqua al prato rispetto al solo irrigatore centrale (e che i colleghi mi perdonino quando parlo di antenne grandi e piccole…).

Altro esempio è l’illuminazione di una grande città: meglio illuminare Roma con un solo grande lampione sul Quirinale o con tanti lampioni distribuiti sul territorio? Cosa genera più inquinamento luminoso?

E notate che se lo scopo è avere una illuminazione minima che consenta di non inciampare quando si cammina in tutta la città, non è che la soluzione della grande lampadina sul Quirinale faccia arrivare meno luce ai cittadini vicini al raccordo anulare, rispetto alla soluzione di tanti lampioni. Questi cittadini vicini al raccordo avranno la stessa luce in tutte e due i casi, mentre quelli vicini al Quirinale saranno accecati e illuminati a giorno.

Ultima importante considerazione: le tecnologie non sono naturalmente mai del tutto prive di pericoli, per cui dobbiamo sempre studiarne bene ogni possibile aspetto. Inoltre, le nostre paure sono spesso irrazionali, ma a volte possono portare alla luce degli elementi da cui guardarsi e in ogni caso devono essere sempre affrontate con il dialogo e mai con sufficienza. Concludiamo quindi guardando a quattro aspetti del problema:

  • 5G in relazione a covid-19 o taglio degli alberi (!): rimandiamo ad esempio al recente articolo su Repubblica che ne parla intitolato ‘Tutta la verità sul 5G’.
  • 5G in relazione a effetti biologici: non ci sono differenze significative rispetto alle generazioni precedenti e gli studi finora effettuati non hanno dato evidenza di questi effetti, a detta degli esperti e soprattutto degli enti del settore; rimandiamo ad esempio alla recente raccomandazione della Commissione Europea, da parte di Stella Kyriakidou, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare.
  • 5G in relazione al numero di antenne e al livello dei segnali e alle novità della sua radio rispetto alle generazioni precedenti: ne abbiamo parlato sopra.
  • 5G in relazione a minacce alla sicurezza dei servizi e alla privacy dei cittadini: questo è un argomento importante, quasi come quello della salute. E’ stato molto studiato e ancora deve esserlo: a fronte dei vantaggi offerti anche in termini di migliori procedure di sicurezza, anche adattate a specifici contesti e servizi, 5G aumenta significativamente la superficie di attacco per il semplice motivo che aumenta i servizi di TLC. Inoltre, la softwarizzazione della rete, l’inclusione della parte fissa e non solo di quella radio e il coinvolgimento in essa di diversi e più numerosi attori aumenta intrinsecamente i rischi. Se questa infrastruttura diventa più importante bisogna proteggerla meglio. Infine, le potenzialità di 5G e la messa in rete delle cose (IoT), oltre che delle persone, aumentano considerevolmente quantità e qualità dei dati raccolti. Bisogna lavorare molto su questo punto, per proteggere i nostri dati e quindi la nostra vita privata, iniziando con l’andare oltre i meccanismi di protezione basati su richieste di consenso che sono oggi inadeguati.
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