Polizia Postale, truffe online: 98000 casi nel 2020

polizia postale

Il 2020 per ovvie ragioni anomalo fotografato attraverso la lente della preziosa attività di contrasto ai crimini svolta della Polizia Postale.

La Polizia Postale ripercorre un 2020 di certo difficile da dimenticare con un riepilogo della propria azione di contrasto al fenomeno delle truffe online: sono stati in totale circa 98.000 i casi trattati, molti dei quali in un modo o nell’altro legati alla crisi sanitaria da COVID-19 e alle dinamiche che hanno innescato le chiusure e le misure restrittive imposte dal Governo.

L’attività della Polizia Postale nel 2020

Il report si apre con un riferimento alla contraffazione del marchio CEapposto su articoli interessati da una forte domanda come le mascherine, ma anche guanti e gel igienizzanti. Ne sono state scoperti numerosi lotti venduti all’ingrosso e provenienti soprattutto dall’estero, destinati in alcuni casi alla vendita al dettaglio attraverso il circuito delle farmacie a loro volta ignare del raggiro.

L’attenzione è stata poi posta su false raccolte fondi perpetrate mediante siti Web solo apparentemente riconducibili a enti ospedalieri o soggetti bisognosi di aiuto. Una truffa se possibile ancor più subdola considerando le tante persone realmente in difficoltà per le conseguenze della pandemia.

Anche i falsi annunci di lavoro sono aumentati. In questo caso le finalità sono molteplici: dal furto di identità al coinvolgimento di individui vulnerabili in pratiche criminali legate al riciclaggio di denaro sporco.

Il comunicato della Polizia Postale cita poi il falso trading online con 358 casi per un danno quantificato economicamente in oltre 20 milioni di euro, 126 episodi riconducibili al revenge porn (o pornovendetta) con 59 denunciati, diffamazione (2.234 casi e 906 procedimenti avviati), stalking (143 casi, 73 denunce e 7 arresti) e sextortion ovvero il ricatto basato sul possesso di contenuti espliciti appartenenti alla vittima (636 casi, 36 denunce e 1 arresto).

I reati afferenti al cosiddetto Codice Rosso, le cui indagini sono profuse non soltanto per giungere all’identificazione del responsabile del reato, ma anche per la rimuovere i contenuti dal Web o, quantomeno, per limitarne la divulgazione massiva, hanno visto nella Polizia Postale un punto di riferimento per le tante vittime di reato.

A questo si aggiungono minacce o molestie via social network (1.001 casi, 270 denunce e 2 arresti) e l’azione di contrasto al cosiddetto hate speech svolta attraverso un attività investigativa continua partita dalle numerose segnalazioni degli utenti. Si sono registrati anche atti intimidatori contro i giornalisti. Infine, si segnalano 35 interventi in tutto il territorio nazionale per salvare persone che avevano annunciato il suicidio attraverso le piattaforme online.

Fonte: Punto Informatico

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