TIM, il piano di coinvestimento di FiberCop manda in soffitta la rete unica?

I piani di copertura di FiberCop evidenziano una ampia sovrapposizione con le città già coperte da Open Fiber e sembrano in contraddizione con il progetto di rete unica.

fibra

di Paolo Anastasio | Key4Biz

Il piano di coinvestimento di FiberCop, che ha lo scopo di coprire 1.600 comuni pari al 75% delle aree grigie e nere del paese al 2025, è in evidente sovrapposizione con i piani di copertura di Open Fiber.

Le reti dei futuri sposi si sovrappongono in modo amplissimo nel piano di FiberCop, con una duplicazione di investimenti incongruente, che a prima vista sembra mandare in soffitta ogni tipo di discorso sulla necessità di evitare sprechi e duplicazioni di reti a banda ultralarga nel paese in ottica rete unica.

Una strategia che appare del tutto contraddittoria rispetto ad un progetto di merger di FiberCop e Open Fiber in AccessCo.

Il confronto

E’ quanto emerge a prima vista confrontando le città presenti nel piano di FiberCop con quelle già coperte da Open Fiber, che sono consultabili sul sito della società controllata da Cdp e Enel dal menù in homepage “Verifica la copertura”.

Ebbene, è sufficiente inserire i nomi delle 13 città presenti nel piano di FiberCop da coprire nel 2021 (Torino, Napoli, Genova, Palermo, Bologna, Bari, Catania, Messina, Modena, Parma, Reggio Emilia, Pescara, Salerno) per verificare che queste stesse città sono già coperte da Open Fiber.

Perché le duplicazioni?

A questo punto, sorge spontanea una domanda: perché il piano di coinvestimento di FiberCop, pubblicato da Tim  sul proprio sito wholesale (https://wdc.wholesale.telecomitalia.it/) va a duplicare gli investimenti di Open Fiber?

E con quale logica di carattere economico, in ottica di rete unica?

E se l’obiettivo finale del progetto di rete unica è la fusione delle infrastrutture di rete di FiberCop e Open Fiber per la creazione di AccessCo, che senso avrebbe unire due società che coprono le medesime città?

Con due infrastrutture nelle stesse città, non si promuove al contrario la concorrenza nel mercato della banda larga wholesale?

Che c’è sotto?

Se l’obiettivo finale del progetto rete unica è un merger, perché FiberCop vuole investire nelle stesse città dove è già operativo il suo futuro partner?

A prima vista, sembra evidente che il piano di coinvestimento di FiberCop di fatto metta una pietra tombale sul progetto rete unica.

Troppo evidenti le sovrapposizioni fra i due piani di FiberCop e Open Fiber perché siano casuali. Investimenti troppo importanti nelle stesse città dove è presente Open Fiber da parte di FiberCop, la società della rete secondaria di Tim che ne detiene il 58%, a fronte del 37,5% dal fondo statunitense KKR e del 4,5% da Fastweb.

Sembra quindi che FiberCop stia volutamente puntando alle sovrapposizioni con Open Fiber per farle concorrenza.

Quindi, allo stato dei fatti, al progetto di rete unica non sembra crederci più nessuno, eccezion fatta per il premier dimissionario Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Progressione del piano FiberCop

Altre considerazioni sul piano di FiberCop. L’analisi delle città da coprire evidenzia che all’inizio nel 2021 si parte con appena 13 città, davvero poco numerose.

Ancor più curioso il fatto che nel 2022 non siano previste città da coprire. Zero città nel 2022.

Nei primi due anni del piano quindi la partenza è piuttosto lenta, per crescere poi progressivamente nel 2023 con 257 città da coprire, rallentare ancora nel 2024 con 136 città da cantierare, e infine il grosso delle città, ovvero 1.204, da realizzare tutte nel 2025.

Insomma, il piano a prima vista sembra sbilanciato verso la fine in termini numerici.

Perché non si parte in maniera più decisa da subito?

C’è forse il timore che nessun operatore voglia partecipare all’iniziativa?

Condizioni per aderire al coinvestimento

L’iniziativa di TIM si basa sul modello del coinvestimento aperto previsto dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche, quindi gli operatori interessati potranno aderire al progetto condividendo il rischio a lungo termine.

TIM sottolinea che “l’adesione al progetto potrà avvenire anche negli anni successivi al 2021, a fronte di un corrispettivo determinato in modo da rispecchiare il fatto che i primi investitori accettano rischi maggiori e impegnano i loro capitali prima degli altri“.

Prima si decide di aderire al coinvestimento, e più conveniente sarà farlo. Entrare in un cabinet per un operatore costa 3.500 euro, c’è poi un vincolo di riempimento pari al 10% del cabinet (che contiene 64 clienti) e un canone mensile di 8,50 euro per ogni cliente.

Chi deciderà di aderire al coinvestimento?

Se non aderisce nessun operatore, il piano va avanti ugualmente?

Di certo ci sono degli impegni di remunerazione presi con KKR da onorare.

Le Authority

L’offerta di coinvestimento è stata, contestualmente, notificata all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) affinché possa valutarla ai sensi del nuovo Codice europeo delle Comunicazioni elettroniche e assumere i conseguenti provvedimenti.

Sul piano pende l’indagine avviata dall’Antitrust, che si chiuderà il 31 dicembre, per verificare se FiberCop non configuri in qualche modo una restrizione della concorrenza.

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